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Aspetti dell'antropologia dei santi I santi sono i maestri di un'antropologia cristocentrica, che è un'antropologia dell'amore, interamente fondata nella carità, unico amore di Dio e dell'Uomo in Cristo Gesù. Tali sono gli aspetti essenziali che desideriamo considerare in questo breve studio.

Si tratta del contributo della teologia dei santi nel campo dell'antropologia. Infatti i santi sono autentici teologi, cioè "conoscitori di Dio", perché in essi si verifica l'affermazione dell'Apostolo: "chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio" (I Gv 4,7). L'essenza della santità cristiana è l'amore, la perfezione della carità. E' la caratteristica comune di tutti i santi, che risplende nella più grande diversità dei tempi, delle culture, delle diverse vocazioni.

Secondo le parole di santa Teresa di Lisieux, questa "scienza d'amore" è la stessa "scienza divina" che i santi più diversi, lungo tutta la storia della Chiesa, hanno attinto alla stessa fonte "dell'orazione che infiamma di un fuoco d'amore", cioè dell'incontro personale con Dio: "Non è forse dall'orazione che i Santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d'Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri amici di Dio hanno attinto questa scienza divina che meraviglia i geni più grandi" . Infatti, dopo Paolo e gli altri autori biblici, i rappresentanti di questa "scienza divina" sono i Padri della Chiesa (Agostino e gli altri), i Dottori del medioevo (Tommaso e gli altri), i Mistici (Francesco d'Assisi, Giovanni della Croce e gli altri). La complementarità dei Padri, Dottori e Mistici è come il "prisma" che rivela i colori più belli del Mistero di Cristo, Luce di Dio venuta nel mondo .

Qui, abbiamo scelto di limitarci al contributo di tre Mistici, un uomo e due donne: Francesco d'Assisi, Caterina da Siena e Teresa di Lisieux. Questi santi non ci offrono una riflessione di tipo speculativo sull'uomo (come lo fa per esempio san Tommaso), ma ci mostrano attraverso la loro esperienza i nuovi orizzonti che il Mistero di Cristo, Dio-Uomo, apre nel campo antropologico. La loro espressione teologica è essenzialmente simbolica.

La nostra esposizione si svolgerà dunque in tre tappe, considerando successivamente:

 

I/ Un "inno alla carità" di san Francesco d'Assisi (La Lettera ai Fedeli)

II/ Santa Caterina da Siena, teologa del corpo

III/ Santa Teresa di Lisieux, teologa del cuore 

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I/ Un "inno alla carità" di san Francesco d'Assisi (La Lettera ai Fedeli)

Nella sua recensione più antica, la Lettera ai Fedeli comincia con un vero "inno alla carità", indirizzato da Francesco a tutti i fedeli. E' un testo vibrante, lirico, allo stesso tempo semplice e denso, che dobbiamo citare interamente prima di riflettere sui suoi contenuti (Aggiungiamo solo dei sottotitoli che riassumono questi contenuti essenziali):

[La beatitudine di tutti gli uomini e tutte le donne che vivono nella carità: lo Spirito Santo li fa figli del Padre, sposi fratelli e madri di Gesù]

(1) Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, (2) e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, (3) e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, (4) e fanno frutti degni di penitenza: (5) Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; (6) perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore, e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; (7) e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.

[Noi siamo veramente sposi, fratelli e madri di Gesù, essendo figli del suo Padre]

(8) Siamo sposi, quando nello Spirito Santo l'anima fedele si congiunge al Nostro Signore Gesù Cristo.

(9) Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli.

(10) Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e lo diamo alla luce (parturimus) per mezzo della santa operazione che deve risplendere agli altri in esempio.

[Dio è veramente nostro Padre, Gesù è veramente nostro Sposo, Fratello e Figlio, essendo il Figlio unico che ci conduce al Padre]

(11) Oh, come è glorioso, santo e grande avere in Cielo un Padre!

(12) Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

(13) Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale Fratello e un tale Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la sua vita (posuit animam) per le sue pecorelle, e pregò il Padre dicendo:

(14) "Padre santo, custodiscili nel tuo nome, coloro che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me. (15) E le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte ed hanno creduto veramente che sono uscito da te, e hanno conosciuto che tu mi hai mandato. (16) Io prego per essi e non per il mondo. (17) Benedicili e santificali! E per loro io santifico me stesso. (18) Non prego soltanto per loro, ma anche per coloro che crederanno in me per la loro parola, perché siano santificati nell'unità, come lo siamo anche noi. (19) E voglio, Padre, che dove sono io, siano anch'essi con me, affinché contemplino la mia gloria, nel tuo regno". Amen .

Anzittutto, questa splendida pagina ci offre come la verifica delle affermazioni di san Bonaventura circa la profondità della "teologia" e della "scienza" di Francesco . E' un bel esempio del suo modo di interpretare il Vangelo e tutta la Scrittura. Partendo dal grande comandamento di Gesù, quello della carità, il testo finisce con la sua Preghiera Sacerdotale (Gv 17), alludendo all'Eucaristia e alle parole di Gesù che chiama se stesso "lo Sposo" (cf Mt 9,15) e che dice: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8,21).

E' un testo profondamente simbolico, nel suo modo di "raccogliere" tutta la realtà di Dio e dell'Uomo in Cristo Gesù. Come Dio-Uomo, Parola Incarnata, Gesù è infatti "il Simbolo Primordiale" . Come Maria "raccogliendo (sumballousa) tutto nel suo Cuore" (cf Lc 2,19), la Chiesa raccoglie intorno a Gesù tutti i principali Misteri nel Simbolo della fede: La Trinità, la Creazione, l'Incarnazione, la Pasqua, la Chiesa, i Sacramenti, l'Escatologia. Nel testo di Francesco, è la carità che "verifica" tutti questi contenuti della fede. E' la carità che "crede tutto e spera tutto" (cf I Cor 13,7), e che così offre all'uomo la più profonda conoscenza di Dio. Infatti: "chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio; mentre chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore" (I Gv 4,7-8). Come unico Amore di Dio e dell'uomo, di tutti gli uomini, la carità è "simbolica", raccogliendo ed abbracciando tutta la realtà visibile ed invisibile . Così, in questo testo, la prospettiva di Francesco si estende a tutti i fedeli che vivono nella carità, uomini e donne, sposati o consacrati, senza limitarsi ad una categoria particolare . Qui si verifica anche l'affermazione di sant'Agostino: "tu vedi la Trinità, se vedi la carità" . E' proprio nella carità che Francesco contempla la Trinità e tutto il Mistero di Cristo. Così, il nostro santo manifesta il contenuto della carità come una sintesi di relazioni, e di relazioni d'amore, relazioni divine ed umane sintetizzate in Cristo Gesù Dio Uomo: Paternità e Filiazione, Sponsalità, Fraternità e Maternità.

 

Il Mistero di Cristo, sintesi delle relazioni divine e delle relazioni umane

Il testo di Francesco riflette il cristocentrismo trinitario del Simbolo di Nicea-Costantinopoli, nel quale il "Signore Gesù Cristo" è contemplato al centro della Trinità, tra "Dio Padre" e lo "Spirito Santo Signore". E' sempre "per Cristo Nostro Signore" che il Padre dà lo Spirito Santo alla Chiesa, e che la Chiesa può rivolgersi a lui, fino a chiamarlo "Abba, Padre" (cf Gal 4,6). Così, mediante il dono della carità, lo Spirito Santo ci fa veramente figli di Dio nell'Unico Figlio, ci inserisce nella relazione tra Gesù e il Padre (cf n 6-7, 14-19).

Lo Spirito Santo ci conduce al Padre "per Cristo, con Cristo ed in Cristo". Così Francesco esprime tra Gesù e noi una triplice relazione d'amore: dello Sposo, del Fratello e del Figlio. E' sicuramente la parte più originale del testo (n 7-13), più ricca anche dal punto di vista antropologico. Nella sua dimensione cristocentrica, la carità è una sintesi assolutamente nuova delle più fondamentali relazioni umane che sono relazioni d'amore. Così, nell'opera della salvezza dell'umanità in Cristo Gesù, Dio riprende in un modo assolutamente nuovo e meraviglioso tutta l'opera della sua creazione, cioè l'umanità uomo e donna, carne e spirito. Il Dio di Gesù Cristo è il Dio che "parla al cuore" umano, che si rivela e si dà alla sua creatura non solo come Padre della sua creatura, ma anche Sposo, Fratello e Figlio, facendola veramente non solo figlia ma anche sposa, sorella e madre.

Tutto questo verrà ripreso da santa Chiara, nelle sue quattro Lettere ad Agnese di Praga , con nuovi sviluppi ed approfondimenti. Mentre Francesco è un uomo che parla a tutti i fedeli che vivono nella carità, uomini e donne, sposati e consacrati, Chiara è una donna consacrata che parla ad un'altra donna consacrata. L'espressione di Francesco è tradotta al femminile: "sposa, madre e sorella" di Gesù , in una prospettiva più limitata, ma con nuova intensità e insistenza sulla verginità. Chiara esplicita il carattere essenzialmente verginale di questa triplice relazione di Amore della donna consacrata con l'Uomo-Dio, vissuta con Maria nella Chiesa, nell'anima e nel corpo.

Al livello dell'amore semplicemente umano, per una stessa persona, altro è evidentemente lo sposo, altro il fratello, altro il figlio. Invece, al livello dell'amore di carità, amore divino ed umano, amore verginale, è lo stesso Gesù che è sposo, fratello e figlio della stessa persona che lo ama. Il Cuore di Gesù concentra in se stesso queste dimensioni dell'amore nel cuore umano che sono la fraternità, la maternità e la sponsalità .

Qui, come nel Vangelo, la fraternità fa riferimento a Gesù ed al Padre: essere fratelli di Gesù significa avere lo stesso Dio come Padre. Così Gesù risorto dice alla Maddalena: "va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro" (Gv 20,18).

 

Nuova maternità e nuova sponsalità

Oltre questa nuova fraternità che abbraccia tutti gli uomini esistono anche nel Mistero di Gesù una nuova maternità ed una nuova sponsalità, essenzialmente caratterizzate dalla verginità, che coinvolgono anche tutta l'umanità come uomo e donna, spirito e carne, anima e corpo. E' il Mistero di Gesù come Nuovo Adamo Figlio e Sposo, in relazione con la Nuova Eva Madre e Sposa, che è inseparabilmente Maria e la Chiesa. Questa comunione verginale tra il Nuovo Adamo e la Nuova Eva è inseparabilmente comunione nello Spirito e nella Carne, comunione tra il Figlio e la Madre, lo Sposo e la Sposa, nei Misteri dell'Incarnazione e della Pasqua. Il Nuovo Adamo sempre vergine è Gesù, l'Uomo-Dio Figlio e Sposo, il Verbo Incarnato, "nel quale abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità" (Col 2,9). La Nuova Eva sempre vergine è Maria e la Chiesa insieme, la Donna Madre di Dio (theotokos) e Sposa di Dio (theonumphos) . Il testo di Francesco come quelli di Chiara vanno interpretati in questa grande luce biblica e patristica. Mediante la carità, il fedele è inserito in questa ineffabile comunione verginale tra il Figlio e la Madre, lo Sposo e la Sposa. Tuttavia, mentre Gesù è il Dio-Uomo, Figlio e Sposo, Persona divina incarnata, la Madre e Sposa è solo creatura, persona umana: è inseparabilmente Maria e tutte le altre persone umane, tutte chiamate alla salvezza. Bisogna considerare più attentamente questa nuova sponsalità e questa nuova maternità.

La sponsalità verginale di Gesù, di Maria e della Chiesa è essenzialmente spirituale, cioè nello Spirito Santo. Secondo le parole di Francesco: "siamo sposi quando nello Spirito Santo l'anima fedele si congiunge al Nostro Signore Gesù Cristo" (8). Ma è anche realmente corporea, come comunione al Corpo ed al Sangue di Cristo. Nell'Antico Testamento, la sponsalità è il grande simbolo dell'alleanza, che trova la sua massima espressione nel Cantico dei Cantici .

Infatti, la sponsalità è uno degli aspetti più profondi dell'umanità creata all'immagine e somiglianza di Dio Amore. La sua sorgente si trova nel Cuore stesso di Dio, nell'Unità della Natura Divina e nella comunione delle tre Persone, nell'unione tra la Natura divina e la natura umana nella Persona di Gesù.

Dal punto di vista dell'Unità della Natura Divina, la sponsalità è la massima irradiazione della Bellezza affascinante, attraente e seducente di Dio. La Bellezza è infatti il principale attributo divino nel Cantico dei Cantici, questa bellezza che risplende nello Sposo e nella sposa, infiammandoli d'Amore l'uno per l'altra: "Quanto sei bella, mia diletta, quanto sei bella! ... quanto sei bello, mio diletto, quanto sei incantevole" (Ct 1/15-16). Come Sposo, Gesù è la "Bellezza suprema" ; infatti "in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità" (Col 2/9) che è l'infinita Bellezza. Lo svelamento della sua Bellezza provoca l'Amore della sua creatura, la seduce, l'attira per salvarla. E' "l'amo dell'Amore" di cui parla santa Caterina da Siena . Secondo la stessa santa, Egli stesso è questo "Dio pazzo d'Amore per la bellezza della sua creatura fatta a sua immagine e somiglianza" , rendendola anche pazza d'Amore per Lui . Questo amore sponsale della Bellezza è l'eros (nel senso platonico). Quando è purificato, questo eros non si oppone più all'agapè, ma ne fa essenzialmente parte, come lo avevano bene capito i Padri Greci (Origene, Gregorio di Nissa, e soprattutto Dionigi Areopagita) . Qui bisogna citare il passo del Libro della Sapienza, nel quale l'autore ispirato scrive a proposito della divina Sapienza: "ho desiderato prenderla come Sposa, sono diventato innamorato (erastès) della sua Bellezza" (Sap 8,2) . Così, nel Cantico dei cantici, la Bellezza dello Sposo è inseparabilmente l'Infinita Bellezza di Dio e la meravigliosa bellezza dell'uomo, che è la più bella di tutte le opere di Dio, sintesi di tutta la bellezza del mondo spirituale invisibile e del mondo materiale visibile. La sua Bellezza rapisce la Sposa, ma anche la Bellezza della Sposa rapisce lo Sposo, perché viene dalla stessa fonte divina.

Dal punto di vista delle Persone divine, la sponsalità ha come fonte l'eterna comunione del Padre e del Figlio nel loro comune Amore che è lo Spirito Santo . Tuttavia, bisogna notare che non ci sono eternamente in Dio le relazioni tra lo Sposo e la Sposa; esistono solo le relazioni tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Come tale, la sponsalità non esiste eternamente in Dio stesso, ma essa caratterizza essenzialmente la più profonda relazione tra Dio e la creazione come relazione d'Amore. Ma Dio Trinità ha creato l'umanità alla sua immagine e somiglianza, come uomo e donna, nella comunione amorosa delle persone, immagine della sua eterna comunione interpersonale. L'unità del Padre e del Figlio nel loro reciproco Amore che è lo Spirito Santo, si riflette meravigliosamente nell'unione dell'uomo e della donna, anzittutto creati come sposo e sposa, nel loro reciproco amore. La sponsalità esprime dunque la più fondamentale comunione delle persone umane, uomo e donna, nell'Amore. E' la più bella e più fondamentale immagine della comunione delle Persone divine come comunione d'Amore .

Poiché il Nome divino di Sposo non significa la proprietà di una Persona Divina in relazione con un'altra (come i Nomi di Padre e di Figlio), ma la relazione tra Dio e la creatura, questo Nome di Sposo appartiene a tutta la Trinità. Può dunque essere "appropriato" a ciascuna delle Tre Persone, senza escludere le altre. Certo questo Nome viene appropriato in modo privilegiato al Figlio, l'unica Persona divina che è incarnata, nella quale la Divinità ha sposato la nostra umanità (unione ipostatica). Così, il Dio Sposo è principalmente Gesù. Questo ci permette di capire la differenza tra i due titoli mariani di "Madre di Dio" e di "Sposa di Dio". Maria è Madre del solo Figlio e Sposa di tutta la Trinità. La sua maternità divina è relazione con la sola Persona del Figlio, mentre la sua sponsalità divina è relazione con tutta la Trinità. Può dunque in verità essere chiamata Sposa di ciascuna delle Persone, senza nessuna inconvenienza, ricordando sempre il carattere verginale di questa sponsalità, e anche il fatto che le Tre Persone non sono mai tre Sposi, ma sempre l'Unico Sposo divino. Così, lo stesso Francesco la chiama "Sposa dello Spirito Santo" . E' l'uso più frequente, diventato classico con S. Luigi Maria Grignion de Montfort . Da parte sua, il Cardinale de Bérulle preferisce chiamare Maria "Sposa del Padre" . Senza nessuna inconvenienza può anche essere chiamata "Sposa del Figlio", del suo proprio Figlio: così Maria è la più perfetta figura della Chiesa Sposa di Cristo. In questo senso, la liturgia e i Padri hanno spesso applicato a Maria i testi del Cantico dei Cantici che riguardano la Sposa.

La maternità verginale (di Maria e della Chiesa) è relazione alla Persona del Figlio Incarnato, e anche a tutte le membra del suo corpo che formano con il Capo "quasi una Persona mistica" . Questa nuova maternità è caratterizzata da un duplice realismo, spirituale e corporeo: Per opera dello Spirito Maria ha dato la sua Carne al Figlio di Dio; per opera dello stesso Spirito la Chiesa genera i suoi figli nel Battesimo e li nutre con la Carne e il Sangue di Cristo nell'Eucaristia. In piena armonia con i Padri della Chiesa , Francesco e Chiara mostrano queste dimensioni della maternità verginale. Il loro accento più originale è l'insistenza sul fatto che la carità rende ogni fedele veramente "madre di Gesù", identificandolo in un certo modo con Maria . Francesco, nella Lettera ai fedeli, insisteva anche sull'aspetto corporeo di questa nostra maternità spirituale riguardo a Cristo stesso: "quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore"(10), facendo riferimento alla comunione eucaristica all'inizio della stessa lettera(3). Questo aspetto eucaristico viene illuminato da Francesco nella sua Ammonizione I, sul Corpo del Signore. Con grande realismo, il santo paragona la "discesa" del Figlio di Dio nel grembo di Maria con la sua quotidiana "discesa" nell'eucaristia: "Ecco, ogni giorno si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno Egli stesso vine a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal Seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote" . Nello stesso testo, il santo afferma che "lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è Lui che riceve il Santissimo Corpo e il Sangue del Signore" .

Lo stesso realismo spirituale e corporeo trova la sua massima espressione nella Terza Lettera di Chiara ad Agnese di Praga. Contemplando Gesù, vero Dio e vero uomo, Chiara scrive: "Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale generò un Figliio tale che i cieli non lo potevano contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro des suo santo seno e lo portò nel suo grembo verginale" . Chiara spiega poi come questo "stringersi a Maria" significa per la donna consacrata condividere la sua maternità, fino a portare lo stesso Gesù nella sua anima e nel suo corpo:

"E' chiaro che l'anima dell'uomo fedele, che è la più degna tra tutte le creature, è resa dalla grazia di Dio più grande del cielo. Mentre, infati, i cieli con tutte le altre cose ceate non possono contenere il Creatore, l'anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora, e ciò solatnato a motivo della carità (...) A quel modo dunque, che la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, segendo le sue vestigia, specialmente di umiltà e povertà, puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature sono contenute" .

E' una delle espressioni più alte della verginità consacrata come partecipazione alla maternità verginale di Maria. Nella stessa lettera, Chiara mostra anche come questa maternità si estende alle membra di Cristo .

 

II/ Santa Caterina da Siena, teologa del corpo

Come in Francesco d'Assisi, troviamo in Caterina da Siena la stessa antropologia dei santi come antropologia cristocentrica e antropologia dell'amore, ma con un accento assolutamente nuovo sul corpo e la corporeità. Dottore della Chiesa, Caterina è per eccellenza teologa del corpo. Tutta la sua richissima simbologia è essenzialmente corporea .

 

"La vostra materia è l'amore"

Per lei, l'Amore è il fondamento e la sorgente di tutta la realtà. Dio è Amore in se stesso, e tutte le sue opere sono opere d'Amore , specialmente la creazione dell'uomo e la sua salvezza in Cristo Gesù . Tutto ciò viene riassunto nell'espressione "Gesù Amore" che conclude tutte le Lettere. In questa luce, l'antropologia di Caterina viene sintetizzata nella parola che Dio rivolge all'uomo: "la vostra materia è l'amore" . Allo stesso modo la santa afferma che l'uomo "non è fatto d'altro che d'amore, secondo l'anima e secondo il corpo".

In questa luce, Caterina sviluppa in tutte le sue Opere una splendida teologia del corpo umano, che fa continuamente riferimento al Corpo e al Sangue di Gesù, ai Misteri della Creazione e dell'Incarnazione, della Pasqua e dell'Eucaristia.

Mentre i Dottori maschili del Medioevo, come sant'Anselmo e san Tommaso, hanno sviluppato al massimo la teologia speculativa più astratta, questo Dottore femminile porta fino all'estremo il linguaggio più concreto, più incarnato, più corporeo, della teologia simbolica . In fondo, come donna consacrata nella verginità, Caterina condivide misteriosamente la comunione di Maria con Gesù, la conoscenza spirituale e corporea che Maria aveva di Gesù, la Parola del Padre diventata Carne nel suo grembo. La sua teologia del corpo non è mai una rifessione astratta sul corpo e la corporeità (Caterina era illeterata), ma l'espressione corporea di tutta la teologia. Con la nostra santa, è tutta la teologia che diventa carne. La Carne di Gesù si fa Parola, e il suo Sangue "più eloquente di quello di Abele" (cf Ebr 12,24) diventa la Voce più forte per parlare al cuore dell'uomo .

In Gesù "abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità" (cf Col 2,9). E così, la grande realtà di cui Caterina parla instancabilmente, è il Corpo e il Sangue du Gesù, il suo vero Corpo di Carne, formato per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria, sempre unito alla Persona divina del Verbo, crocifisso e risorto, sempre presente e dato a noi nell'Eucaritia. Il Verbo è diventato carne; questa carne di Gesù è dunque il luogo teologico per eccellenza, dove il Logos di Dio si rivela e sì comunica totalmente. Per Caterina, il Corpo di Gesù è il luogo trinitario per eccellenza poiché il Padre ci dà tutto, ci rivela tutto e ci dice tutto per mezzo del Corpo e nel Corpo di suo Figlio. Lo Spirito Santo ci è dato solo nel Corpo di Gesù, come l'acqua viva che sgorga dal suo Costato aperto sulla Croce, come il soffio della sua bocca di Crocifisso e Risorto nel bacio della pace, come il fuoco dell'Amore nel suo Cuore, fuoco dato alla Chiesa, "la sua dolce Sposa", il Giorno della Pentecoste.

In relazione con il Corpo di Gesù si trova al primo posto il Corpo di Maria. Tutte le Lettere cominciano "Al Nome di Gesù Cristo Crocifisso e di Maria Dolce". Nella corporeità verginale di Gesù e di Maria, Caterina contempla la stessa fecondità dello Spirito Santo: Il Seno di Maria è il luogo corporeo dell'Incarnazione, come il Costato di Gesù è il luogo della Redenzione. Così la santa dice a Maria:

"non discese nel ventre tuo il Figliuolo di Dio prima che tu lo consentissi con la volontà tua. Aspettava alla porta della tua volontà che tu gli aprissi, ché voleva venire in te; e giammai non vi sarebbe entrato se tu non gli avesse aperto dicendo "Ecco l'ancella del Signore, sia fatto a me secondo la parola tua"...Picchiava, o Maria, a la porta tua la deità eterna, ma se tu non avessi aperto l'uscio della volontà tua non sarebbe Dio incarnato in te" .

Con il "fiat" della sua fede e del suo amore, Maria apre la porta della sua anima al Figlio di Dio che subito prende carne nel suo corpo verginale, divenendo suo Figlio, "frutto del suo grembo" (cf Lc 1,42). Per Caterina, la novità assoluta di questa maternità verginale di Maria appare anche alla Croce, quando la Madre vuole il Sacrificio del suo Figlio, fino a fare del proprio corpo una scala (se ci fosse stato bisogno) per aiutarlo a salire sulla Croce . Lo Spirito Santo porta l'Amore materno oltre i limiti dell'amore naturale, secondo il quale una madre vuole sempre proteggere la vita del Figlio.

 

Il Corpo di Gesù Crocifisso e Risorto come Via, Verità e Vita

Il vertice della teologia di Caterina è la sua interpretazione corporea della parola di Gesù: "Io sono la Via, la Verità e la Vita" (Gv 14/6). La santa contempla tutto il Corpo di Gesù, innalzato e interamente rivelato nella sua Passione e Risurrezione; lo contempla "dalla pianta dei piedi alla testa" (cf Is 1,6), principalmente in questi luoghi che sono i Piedi, il Costato e il Volto.

Come Via, lo stesso Corpo è la scala o il ponte che conduce dalla terra al cielo. Tutte le tappe della vita spirituale, simboleggiate dai tre "scaloni" che sono i Piedi, il Costato e la Bocca, non sono altro che la comunione al Corpo di Gesù, una comunione sempre più elevata, dai piedi alla testa, sempre più profonda, dall'apertura del Costato al segreto del Cuore, fino alla comunione totale che avremo quando il nostro corpo sarà risorto e glorificato. Solo Maria, nella sua Assunzione corporea, ha già raggiunto questa comunione totale con il Corpo di Gesù. Con questo simbolo della scala o del ponte, Caterina fa riferimento alla sua esperienza mistica personale , ma intende anche dare un insegnamento oggettivo ai suoi discepoli .

Come Verità, questo Corpo è il libro vivente nel quale l'Amore infinito di Dio ci è rivelato, scritto sulla propria carne, non con l'inchiostro, ma con il suo Sangue . I "capoversi" sono gli stessi luoghi dei Piedi, del Costato e del Volto. Il testo più ricco riguardo a questo simbolo è la lunga lettera rivolta a Giovanni da Parma (Lettera 309). A questo teologo che aveva dei problemi a causa di un suo libro, la santa analfabeta dà una meravigliosa lezione di teologia simbolica, insegnandogli a leggere questo libro del Corpo di Gesù.

Per Caterina, il luogo "principale" del Corpo di Gesù è il suo Costato aperto dal quale sgorgano sempre il Sangue della Redenzione e l'Acqua viva dello Spirito Santo. E' principalmente nel Costato che il Corpo di Gesù è Vita. E' il luogo della continua nascita della Chiesa come Sposa di Gesù, Nuova Eva formata nel Costato aperto del Nuovo Adamo, come la sua costola . La santa invita i suoi discipoli a rimanere sempre in questo luogo santo dove la Chiesa è incorporata in Cristo: "voglio che vi serriate nel Costato aperto del Figliuolo di Dio... ivi la Dolce Sposa si riposa nel letto del fuoco e del sangue" . Ella spinge anche tutti gli uomini, giusti e peccatori , cristiani e non cristiani verso questo luogo della salvezza: "mirando vedevo nel Costato di Cristo Crocifisso entrare il popolo cristiano e il popolo infedele; e io passavo, per desiderio e affetto d'amore, per lo mezzo di loro; ed entravo con loro in Cristo dolce Gesù" . Il Costato di Gesù è per eccellenza il luogo corporeo della sua sponsalità verginale, della sua fecondità, della sua unione con la Sposa. Come il Seno del Padre, il Costato di Gesù viene significato con dei simboli femminili. La "caverna del Costato" è simile al grembo che porta e che si apre per partorire. L'apertura del Costato è anche come una bocca , come la mammella che la madre presenta e offre al figlio . Così, nella corporeità verginale di Gesù e di Maria, il corpo umano, nella sua duplice realtà maschile e femminile, appare in tutta la sua bellezza e purezza. I luoghi più intimi sono luoghi santi, luoghi della vita e della verginità.

 

La vita eterna come comunione al Corpo e al Sangue di Gesù

Gesù aveva detto: "Colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno.. colui che mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui" (Gv 6/54,56). In rapporto con queste parole del Vangelo, si possono distinguere con la nostra santa tre grandi tappe successive della vita eterna che consiste nella comunione al Corpo e al Sangue di Gesù.

La prima, in questa vita, è la comunione eucaristica, che unifica tutta la nostra persona, anima e corpo, nell'amore del Corpo di Gesù . Poi, seconda tappa, dopo la morte, la comunione al Corpo e al Sangue di Gesù non cessa, ma va vissuta in un modo nuovo. Ciò che cessa è l'eucaristia in quanto sacramento della fede nel quale il vero Corpo di Gesù e il suo vero Sangue sono come nascosti sotto il velo delle specie del pane e del vino. Dopo la morte, nella chiara visione, questo velo della fede è tolto, e la stessa comunione al corpo e al Sangue di Gesù è vissuta nel faccia a faccia, nella visione del suo Corpo glorioso e della Divinità sempre unita a questo Corpo. L'anima separata dal suo proprio corpo è unita in un modo nuovo a Corpo di Gesù; così è beata perché vede Dio ed è unita intimamente al Corpo di Gesù . Tuttavia, le manca ancora il suo proprio corpo. C'è dunque bisogno della terza e utima tappa della comunione al Corpo di Gesù, nella futura risurrezione della carne. Solo allora e per sempre, il nostro corpo glorificato sarà totalmente unito al Corpo glorioso di Gesù .

 

III/ Santa Teresa di Lisieux, teologa del cuore

La dottrina di Teresa di Lisieux è essenzialmente caratterizzata dal suo radicale cristocentrismo, vera chiave di tutta la sua teologia e della sua antropologia. Nei suoi scritti autentici , Teresa usa più di 1600 volte il Nome di Gesù, e invece solo 800 volte il Nome di Dio. Nome Divino e Umano, il Nome di Gesù abbraccia tutti i Misteri di Dio e dell'uomo . Come Caterina da Siena e Teresa d'Avila, Teresa di Lisieux è una donna Dottore della Chiesa, che non ha studiato all'università, ma che rappresenta perfettamente la stessa teologia femminile, più simbolica e più incarnata di quella maschile. Nella sua forma narrativa, autobiografica, la sua teologia integra pienamente la dimensione della soggettività, tanto importante nelle prospettive della modernità.

In lei ritroviamo la stessa essenziale antropologia dei santi: antropologia cristocentrica, antropologia dell'amore, ma con nuovi accenti e approfondimenti. Nella sua abissale esperienza dell'Amore di Gesù, Teresa scopre la profondità del Cuore di Dio come "Amore Misericordioso" , e anche la profondità e la bellezza del Cuore umano: il Cuore di Gesù e il nostro Cuore. Teresa è per eccellenza teologa del Cuore. Nella sua visione, il nostro cuore umano è non solo "capax Dei", ma anche "capax Christi": la sua infinita sete d'Amore può essere "soddisfatta" solo dall'Amore di un Dio che si fa Uomo, che muore sulla Croce e che si dà corporalmente nell'Eucaristia .

 

Dal punto di vista antropologico, i due principali simboli usati da Teresa sono il fiore e la lira .

Come la Bibbia, Teresa usa il simbolo del fiore per significare l'umanità nella condizione di questa vita terrestre: simbolo di bellezza, e anche simbolo di fragilità, di piccolezza . Negli scritti di Teresa, il "piccolo fiore", o "fiore dei campi" è il principale simbolo della piccolezza evangelica, applicato centralmente a Gesù stesso in tutti i Misteri della sua vita terrestre, dall'Incarnazione alla Croce . La santa usa questo simbolo per se stessa e per tutti gli uomini . Con questo simbolo, Teresa è molto vicina a Francesco e a Caterina: a Francesco con l'aspetto della piccolezza che corrisponde esattamente alla povertà , a Caterina con l'aspetto della corporeità. Il contesto culturale di Teresa non le permette di parlare direttamente del corpo, come lo faceva Caterina. Con il linguaggio dei fiori, la carmelitana riesce a esprimere la corporeità, in modo allusivo, criptico, e alle volte molto audace .

 

Il simbolo della lira e delle sue "quattro corde"

Se il simbolo del fiore è quello che esprime di più la realtà corporea dell'uomo, invece quello della lira è il più importante simbolo del cuore umano; ed è questo che dobbiamo considera più attentamente. Per Teresa, la lira (o arpa) significa il cuore umano fatto per amare ed essere amato. Nel suo cuore di donna, ci sono come quattro principali "corde" che simboleggiano le quattro dimensioni essenziali dell'Amore: Amore di Sposa e di Madre, di Figlia e di Sorella. Ritroviamo così con Teresesa ciò che abbiamo visto con Francesco, ma in un modo più soggettivo. La carità è l'unico amore di Dio e del prossimo che riempie il cuore di Teresa, un amore pienamente divino e pienamente umano, amore di Gesù Dio-Uomo che abbraccia tutta la Trinità e tutta l'Umanità, il Cielo e la Terra, tutti gli uomini in tutti i luoghi e tutti i tempi . Qui, la dottrina di Teresa è essenzialmente la sua propria testimonianza di donna pienamente realizzata nell'amore, realizzata nella sua umanità, nella sua femminilità. La carmelitana fa risplendere una profonda verità antropologica: ogni donna ha un cuore di sposa e di madre, di figlia e di sorella, come ogni uomo ha un cuore di sposo e di padre, di figlio e di fratello. Per Teresa, ogni essere umano, amato e salvato da Gesù, è chiamato ad amare con tutto il cuore, a realizzare tutte queste dimensioni della sua umanità, nel matrimonio o nel celibato. Condividendo con tutti la sua "piccola via di fiducia e di amore", la santa apre questi orizzonti della santità ai più poveri, ai piccoli, ai peccatori. Nella sua testimonianza, c'è un ordine significativo di queste quattro corde, partendo dalla più alta (come nel violino). La prima corda è quella sponsale, immediatamente in rapporto con la seconda: quella materna. Come donna adulta, matura, Teresa è principalmente sposa e madre. La terza corda è quella filiale, più conosciuta con il simbolo della "infanzia spirituale". Purtroppo questa dimensione tanto bella è stata sfigurata essendo stata assolutizzata, con una tendenza all'infantilismo, a vedere Teresa solo come una bambina e non come una donna. La quarta corda, quella fraterna, è l'ultima: Teresa la scopre pienamente solo nell'ultimo anno della sua vita, come lo racconta nel Manoscritto C . Ci fermeremo specialmente sulle due prime corde, le più importanti dal punto di vista antropologico, inquanto sono le più caratterisiche della femminilità di Teresa, come sposa e madre .

 

Amore sponsale e materno

Come Chiara e Caterina, Teresa è una donna consacrata nella verginità. Il tema della verginità è molto presente nei suoi scritti , con questi due aspetti di sponsalità e di maternità.

Grazie all'insegnamento di san Giovanni della Croce, ricevuto nei primi anni della sua vita al Carmelo, Teresa ha potuto prendere coscienza di questa corda sponsale del suo cuore e lasciare lo Spirito Santo educarla e farla vibrare fortemente per Gesù solo. Come il Dottore Mistico, la santa fa spesso riferimento al Cantico dei Cantici, come alla Parola di Dio che tocca di più questa corda del cuore. Attraverso i suoi scritti, la carmelitana appare come una donna totalmente innamorata dell'Uomo-Dio Gesù, suo Sposo. Tutta la sua vita, in cielo come in terra, non ha altro senso che "amare Gesù e farlo amare" .

E' un amore appassionnato, secondo le sue parole: "volevo amare, amare Gesù con passione" . In lei, come in tutti i mistici, questo amore sponsale include e trasfigura tutta la realtà dell'eros come desiderio appassionato della Bellezza dell'Amato . E' l'eros verginale, divino e umano, di cui abbiamo già parlato sopra. Mentre Francesco d'Assisi, nella sua Lettera ai fedeli, contemplava Gesù come Sposo di ogni persona che vive nella carità, Teresa, come Chiara, lo vede più specificamente come Sposo di ogni persona consacrata al suo unico amore nel celibato. Per lei, è principalmente il voto di castità che fa della persona consacrata la sposa di Gesù . E mentre Teresa d'Avila e Giovanni della Croce usavano il simbolo del "matrimonio spirituale" per caratterizzare il raggiungimento della santità , la piccola Teresa ne contempla già la realtà nella consacrazione definitiva del cuore nel celibato. Lei diventa sposa di Gesù nel giorno della sua Professione . Afferma lo stesso alle sorelle nelle sue poesie, e quando manda queste poesie al seminarista Bellière, suo fratello spirituale, gli dice che la sua "anima" è anche la "fidanzata" di Gesù e che diventerà la sua "sposa" nel "giorno della sua ordinazione a suddiacono", cioè con l'impegno definitivo nel celibato .

Teresa invita tutti i consacrati a usare senza paura questo forte linguaggio sponsale, con tutta la sua carica di amore. Ma si vede chiaramente come per lei, non è mai un sentimentalismo, ma l'impegno più forte del cuore in un amore esclusivo, geloso, indiviso, centrato sul Mistero della Croce. Nei suoi scritti, l'espressione "Gesù Sposo" viene spesso spiegata con l'espressione "Gesù Solo" , che significa il distacco totale dalle creature. Ma la nostra santa, col suo modo di insistere sempre sull'Amore come mezzo della perfezione , mette l'accento sull'attaccamento totale a Gesù come mezzo del distacco. Nella sua prospettiva, un cuore puro è un cuore talmente innamorato di Gesù, attaccato a Gesù, che non può più attaccarsi alle creature, non può più essere diviso tra Gesù e le creature. Così, l'amore sponsale di Gesù è la principale fonte di purezza, o piuttosto è l'essenza della purezza, della verginità del cuore; è ciò che unifica la persona nell'amore. Nella prospettiva di Teresa, la vera castità si identifica proprio con l'amore sponsale di Gesù.

Questa sponsalità verginale è il dinamismo del dono totale e reciproco tra lo Sposo e la Sposa. Poiché, secondo la sua definizione: "amare è dare tutto e dare se stesso" , l'amore sponsale è un meraviglioso scambio tra lo sposo e la sposa, "un vero scambio d'amore". Il dono totale di sé alla persona amata ha come conseguenza necessaria il possesso totale della persona amata: darsi totalmente all'altro è allo stesso tempo aprirsi al dono totale che l'altro fa di sé stesso e riceverlo totalmente. Così, paradossalmente, l'amore sponsale di Gesù è l'amore più oblativo e più possessivo. Dopo la sua professione, in una lettera a Celina, Teresa descrive questo amore sponsale come uno scambio del cuore tra Gesù e lei: "penso che il Cuore del mio Sposo sia solo mio, come il mio cuore sia solo suo, e gli parlo nella solitudine di questo delizioso cuore a cuore prima di contemplarlo un giorno faccia a faccia" . Come san Giovanni della Croce, Teresa è "l'anima innamorata" che osa dire: "Dio stesso è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me" . Ma questo "totus meus" non è possibile senza il "totus tuus", senza un amore oblativo vissuto fino all'Olocausto . Questo dono e possesso reciproco tra lo Sposo e la Sposa e' la mutua inhaesio amantium di cui parlava san Tommaso . E' fonte di equilibrio; è ciò che impedisce di essere possessivi in tutte le altre relazioni umane.

Teresa è sposa e madre, sposa per essere madre. Nel suo cuore, l'amore sponsale di Gesù è fonte di maternità: è un amore fecondo. Questa intimità personale ed esclusiva dell'amore sponsale è paradossalmente la più profonda apertura del cuore a tutti gli uomini nella dimensione dell'amore materno. Così la carmelitana definisce la sua vocazione: "essere tua sposa, o Gesù... essere per la mia unione con te la madre delle anime" . Nel suo cuore di donna, questa corda dell'amore materno è essenzialmente legata a quella dell'amore sponsale. Ed è la corda più specificamente femminile: solo la donna può essere madre, solo una donna poteva essere la Madre di Dio.

Nel cuore di Teresa, questa corda dell'amore materno ha vibrato molto presto, prima della sua entrata al Carmelo. La sua prima e fondamentale esperienza di maternità è raccontata al centro del Manoscritto A , subito dopo la grazia di Natale 1886. Appena "uscita dall'infanzia", da un certo infantilismo che la paralizzava, Teresa cresce così rapidamente in pochi mesi, che all'età di 14 anni è veramente una donna, essendo già madre. Lei stessa racconta come il punto di partenza di questa maternità fu una semplice immagine di Gesù Crocifisso . Come Maria Maddalena che era rappresentata su questa immagine abbracciando i piedi del Crocifisso, e più profondamente ancora come la Vergine Maria, Teresa si sentì chiamata a rimanere anche lei ai piedi della Croce per raccogliere il sangue di Gesù e spargerlo sui fratelli, specialmente sui più grandi peccatori, più bisognosi di questo sangue redentore, e più in pericolo di non riceverlo e di perdersi. E fu a quel momento che sentì parlare del criminale Pranzini, condannato a morte, che stava sul punto di essere ghigliottinato e di morire nell'impenitenza. "Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell'inferno", scrive Teresa. Teresa prega per lui con una speranza assoluta, sicura che sarà salvato, anche senza confessione, anche senza nessun segno di pentimento. Questa speranza sua è fondata unicamente sulla Misericordia Infinita di Gesù. Alla fine del suo racconto, Teresa chiama questo criminale "mio primo figlio". Per la prima volta, Teresa diventava spiritualmente Madre, nella comunione più profonda con Gesù Crocifisso, con il suo sangue redentore. Qui, Teresa è evidentemente vicina a santa Caterina da Siena, che aveva vissuto la stessa maternità, in continuo riferimento al Sangue di Gesù.

Teresa è cosciente di condividere con Maria questo amore materno, e anche di raggiungere ogni madre del mondo, anche la più povera, la più ferita. Lo mostra chiaramente nella sua operetta teatrale sulla "Fuga in Egitto" (PR 6), il testo più importante riguardo a questa corda materna . Il leitmotiv è "un cuore di madre". Teresa rivela la profondità del suo amore materno facendo dialogare due madri tanto diverse: Maria, la Madre di Gesù, e e Susanna, la madre di Dimas, il futuro buon ladrone. Questo incontro immaginato da Teresa è genialmente simbolico: è una profonda parabola dell'amore materno. Maria è la madre più santa, invece Susanna è una povera peccatrice, una pagana, la moglie del capo dei briganti. Eppure anche lei è madre, "una povera madre". Maria e Susanna hanno "un cuore di madre" aperto al Figlio Salvatore che viene per dare la vita al figlio lebbroso e peccatore. L'amore materno è l'amore che spera ed ottiene infallibilmente la salvezza del figlio più disperato. Così Maria dice a Susanna: "Abbiate fiducia nella Misericordia infinita del Buon Dio; è così grande da cancellare i più grandi crimini quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la sua fiducia" . Queste parole che Teresa attribuisce a Maria esprimono perfettamente tutto ciò che aveva vissuto per il criminale Pranzini. Insieme a Maria, Teresa prega e intercede per tutti i poveri figli peccatori, affinché nessuno sia perduto: "Gesù... fa che io salvi molte anime, che oggi nessuna sia dannata" .

Così, attraverso la sua testimonianza, Teresa fa risplendere tutta la bellezza del cuore umano quando è riempito dalla carità, unico Amore di Dio e dell'uomo in Cristo Gesù.


AUTOR: Fr. François-Marie Léthel OCD

 

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