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La cooperazione di Maria e della Chiesa al mistero della redenzioneLa cooperazione di Maria e della Chiesa al mistero della redenzione alla luce di santa Teresa di Lisieux

Nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, il Papa Giovanni Paolo II ci invita a penetrare nella profondità del Mistero di Gesù unendo alla “ricerca teologica” il ricorso al “grande patrimonio che è la ‘teologia vissuta’ dei santi” (n° 27). Questo è immediatamente illustrato dalla citazione dei due Dottori donne, santa Caterina da Siena e santa Teresa di Lisieux, la cui “teologia vissuta” illumina particolarmente il volto di Gesù nella sua Passione: “beato e dolente” (ibid.).

In questo modo, Giovanni Paolo II indica un nuovo cammino per la teologia del terzo millennio, un cammino di riflessione e di contemplazione che unisce inseparabilmente l’intelligenza del Mistero della fede (fides et ratio) e l’esperienza amorosa di questo medesimo Mistero (fides et amor) .

Da Francesco d’Assisi a Teresa di Lisieux, i mistici sono i grandi rappresentanti di questa teologia vissuta dei santi. Trasmettono a tutta la Chiesa la loro profonda conoscenza del Mistero di Dio Trinità, di questo Dio conosciuto e amato in Gesù Cristo attraverso la grande opera del suo Amore che è la Redenzione dell’uomo. Immersi nell’Amore Infinito di Gesù, ne sono i migliori “conoscitori”; sono autentici “teologi”, cioè “conoscitori di Dio”. Infatti, secondo le parole dell’Apostolo san Giovanni, “colui che ama è nato da Dio e conosce Dio, mentre chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore” (cf. I Gv. 4, 7-8).

Questa teologia dei santi è come un faro che illumina l’insieme del Mistero di Gesù, dal primo istante dell’Incarnazione nel seno verginale di Maria fino alla sua esaltazione nella gloria della Resurrezione, attraverso tutti i misteri della sua vita terrena, e specialmente della sua Passione Redentrice. In questa medesima luce ci è anche possibile contemplare il volto di Maria e di comprendere meglio il suo posto nel Mistero del Cristo e della Chiesa (cf. Lumen Gentium, VIII).

Durante questo breve studio, utilizzeremo la “teologia vissuta” di Teresa di Lisieux per illuminare una questione delicata e importante, quella della cooperazione di Maria e della Chiesa al Mistero della Redenzione, che potremmo anche definire “co-redenzione”.

Per interpretare correttamente la teologia di Teresa, è necessario ricordare, alla luce del Vaticano II, il legame intimo e indissolubile che unisce insieme Gesù con Maria e la Chiesa. Gesù è il Nuovo Adamo, il Dio-Uomo, Creatore e unico Salvatore di tutti gli Uomini, il Figlio eterno del Padre che, per l’azione dello Spirito Santo, è divenuto in un modo tutto verginale il Figlio e lo Sposo della sua creatura, a tal punto che la sua creatura è diventata veramente sua Madre e sua Sposa. Questo è il Mistero della Nuova Eva nella sua ineffabile comunione con il Nuovo Adamo; essa è indissolubilmente Maria e la Chiesa, come Madre di Dio (theotokos) e Sposa di Dio (theonumphos), Vergine-Madre e Vergine-Sposa . Rimanendo sempre semplice creatura, ella è elevata a una dignità inaudita grazie a questa comunione con l’Unico Salvatore, una comunione attiva e dinamica che è una vera cooperazione all’Economia della Salvezza .

Come donna consacrata nella verginità, Teresa vive profondamente con Maria e nella Chiesa, in questo “Cuore bruciante d’Amore” che è inscindibilmente quello di Maria e della Chiesa , cuore di Sposa dato a Gesù solo, e cuore di Madre dato a Gesù e aperto a tutti gli uomini creati e salvati da Lui . E’ nel suo Amore di Sposa e di Madre che Teresa fa risplendere il Mistero della cooperazione di Maria e della Chiesa alla Redenzione. Tutti i suoi scritti sono caratterizzati da un intenso clima mariano ed ecclesiale, esplicitamente o implicitamente.

In questa prospettiva, la nostra esposizione si articolerà in tre punti:

1. Pranzini “mio primo figlio”

2. “Un cuore di Madre”

3. La comunione all’Agonia di Gesù

1. Pranzini “mio primo figlio”

La parte centrale del Manoscritto A, scritto nel 1895, è il racconto della “grazia di Natale” e della salvezza del criminale Pranzini, una duplice grazia di comunione ai Misteri dell’Incarnazione e della Redenzione. Lo Spirito Santo conduce la giovane Teresa dalla Culla alla Croce, dal mirabile scambio dell’Incarnazione al mirabile scambio della Redenzione: nell’Incarnazione, Dio si è fatto uomo perché l’uomo divenisse Dio; nella Redenzione, Lui che era senza peccato si è fatto per noi peccato perchè divenissimo in Lui Giustizia di Dio (cf. II Cor. 5, 21).

Mentre la grazia di Natale era una grazia puramente personale di conversione, di liberazione e di crescita spirituale, questa seconda grazia riguarda principalmente la salvezza del prossimo, ma in un’unione ancora più personale e più intima con Gesù, unione feconda della sposa con il Crocifisso, che la rende madre dell’uomo redento dal suo Sangue. Uscita dall’infanzia a Natale, Teresa è diventata donna, è diventata sposa e madre a 14 anni, prima della sua entrata al Carmelo. Nel suo cuore femminile, la carità fa vibrare queste due “corde” le più forti e le più belle che sono l’amore sponsale e l’amore materno: amore sponsale di Gesù e amore materno del prossimo. Questa grazia è quella di uno sguardo nuovo verso Gesù Crocifisso e verso il prossimo, il peccatore più povero per il quale Gesù ha versato il suo Sangue. È una grazia eucaristica, ricevuta durante la messa domenicale per mezzo di una semplice immagine, ma che per Teresa diventa un’autentica icona, in quanto le fa vedere il Mistero della Redenzione:

“Una Domenica, guardando una fotografia di Nostro Signore in Croce, fui colpita dal sangue che cadeva da una delle sue mani Divine: provai un grande dolore pensando che quel sangue cadeva a terra senza che nessuno si desse premura di raccoglierlo, e decisi di tenermi in spirito ai piedi della croce per ricevere la Divina rugiada che ne sgorgava, comprendendo che avrei dovuto in seguito, spargerla sulle anime… Anche il grido di Gesù sulla Croce riecheggiava continuamente nel mio cuore: « Ho sete! ». Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo… Volevo dar da bere al mio Amato e io stessa mi sentivo divorata dalla sete delle anime” (Ms A 45v).

L’immagine rappresenta il Crocifisso e Maria Maddalena che abbraccia i suoi piedi , tenendosi sotto il braccio destro della Croce, dove la mano di Gesù è inchiodata. Attraverso questa contemplazione amorosa del Sangue di Gesù, Teresa si congiunge a Caterina da Siena, Dottore del Corpo e del Sangue di Gesù. Per Caterina, la Maddalena è la “discepola innamorata” che mostra tutto il suo Amore quando rimane là sul Calvario, abbracciata alla Croce dove Gesù è inchiodato, “allagata di Sangue, che s’inebria e bagna nel Sangue suo” . Attraverso la “risoluzione” di “rimanere in spirito ai piedi della Croce”, Teresa si identifica con la Maddalena . Desidera ardentemente che il Sangue di Gesù cada su di lei per la salvezza degli altri. Il suo timore è che cada “a terra”, senza raggiungere l’uomo peccatore per il quale è stato versato.

Nella sua semplicità, questo testo illumina profondamente il senso della co-redenzione e della mediazione di Maria e della Chiesa. C’è una vera collaborazione della creatura, come sposa e madre, all’opera compiuta da Gesù, l’unico Salvatore, l’unico Redentore, l’unico Mediatore. Questa collaborazione non consiste nell’aggiungere qualcosa al Sangue di Gesù, ma nel comunicare questo Sangue agli uomini di tutti i tempi e di tutti i paesi.

Teresa sta presso la Croce come la sposa che vuole dar da bere al suo “Amato”, ed è in questo momento che diventa madre per la fecondità verginale del Sangue Redentore che lei raccoglie. Racconta subito come Gesù le dà come “suo primo figlio” il criminale Pranzini (Ms A 45v-46v). E’ una delle pagine più belle e più forti sulla speranza nella Misericordia. Questo criminale condannato a morte è sul punto di morire nell’impenitenza. Teresa ha coscienza dell’estremo pericolo in cui si trova, ma nello stesso tempo, non può rassegnarsi alla perdita di questo fratello per il quale Cristo è morto. Scrive: “Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell’inferno”. L’unico prezzo è il Sangue di Gesù. La giovane fa celebrare una Messa per lui. Esprime la certezza della sua salvezza in modo assoluto: “anche se non si fosse confessato e non avesse dato alcun segno di pentimento, tanto avevo fiducia nella misericordia infinita di Gesù” (ibid.). Prima di essere giustiziato, Pranzini abbraccerà il Crocifisso presentatogli dal cappellano della prigione. Questo semplice segno riporta Teresa al punto di partenza, la contemplazione del Crocifisso:

“Non era forse davanti alle piaghe di Gesù, vedendo colare il suo sangue Divino, che la sete delle anime era entrata nel mio cuore? Volevo dar loro da bere quel sangue immacolato che avrebbe purificato le loro macchie, e le labbra del “mio primo figlio” andarono a incollarsi sulle piaghe sante!!!... Che risposta ineffabilmente dolce!... Ah, dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare le anime crebbe ogni giorno! Mi sembrava di udire Gesù che mi diceva come alla samaritana:« Dammi da bere! ». Era un vero e proprio scambio d’amore: alle anime davo il sangue di Gesù, a Gesù offrivo quelle stesse anime rinfrescate dalla sua rugiada divina” (Ms A 46v).

Gesù ha quindi dato a Teresa come “primo figlio” il più miserabile peccatore, colui che agli sguardi umani era un caso disperato. Per lui, la ragazza ha sperato contro ogni speranza, con tutta la forza del suo Amore di Sposa e di Madre. Quest’esperienza è fondamentale, fondatrice. Teresa esprimerà il suo desiderio di salvare “le anime che sono sulla terra” (Pr 6); “le” anime, e non solo “delle” anime! Oserà anche fare questa preghiera: “Gesù, fa che io salvi molte anime: che oggi non ce ne sia una sola dannata” (Pr 2). Ed è finalmente con la stessa fiducia che nella sua grande prova contro la fede, intercederà per gli atei e i nemici della Chiesa (cf. Ms C 5v-7v).

2. “Un cuore di madre”

In tutto questo, Teresa è particolarmente vicina a Maria, Madre di tutti gli uomini riscattati dal Sangue di Gesù, Madre di Misericordia e Rifugio dei peccatori. La dimensione profondamente mariana di questa esperienza di Teresa può essere esplicitata alla luce della sua breve rappresentazione teatrale su La fuga in Egitto (PR 6), contemporanea al Manoscritto A. È l’opera più illuminante di Teresa sul mistero della maternità, nel dialogo che lei immagina tra Maria la Madre di Gesù e Susanna la madre di Dimas, il futuro buon ladrone del Vangelo. Questa storia inventata è una meravigliosa parabola dell’amore materno. Maria, la Tutta Santa ha “un cuore di madre”, ma questa povera donna pagana e peccatrice ha anche lei “un cuore di madre”, un cuore capace di accogliere il Bambino Salvatore ed ottenere la salvezza del bambino peccatore. Il piccolo Dimas è lebbroso; viene miracolosamente guarito quando, su richiesta di Maria, Susanna lo bagna nell’acqua che era servita per lavare il Bambino Gesù. Susanna confida allora a Maria il suo timore circa la salvezza del suo bambino, prevedendo che diverrà come suo padre, un bandito. La risposta di Maria è il vertice di tutta l’opera e corrisponde esattamente a ciò che lei aveva vissuto in rapporto a Pranzini:

“Abbiate fiducia nella misericordia infinita del Buon Dio: è così grande da cancellare i più grandi crimini, quando trova un cuore di madre che ripone in essa tutta la sua fiducia. Gesù non desidera la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva in eterno. Questo bambino che senza sforzo ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarirà un giorno da una lebbra ben più pericolosa… Allora un semplice bagno non basterà più: occorrerà che Dimas sia lavato nel sangue del Redentore… Gesù morirà per dare la vita a Dimas ed egli entrerà nel Regno Celeste nello stesso giorno del Figlio di Dio” (PR 6,10r).

Maria sarà là, presso la Croce, a raccogliere con la sua preghiera il Sangue di Gesù: lo spanderà su Dimas, su tutti i peccatori, su tutti gli uomini che diventeranno perciò suoi figli. Queste semplici parole che Teresa attribuisce a Maria, lette come eco al precedente racconto riguardante Pranzini, si rivelano di un’inesauribile profondità. La carmelitana aveva sperato per questo criminale che era sul punto di morire nell’impenitenza. Aveva sperato con tutto il suo “cuore di madre” per questo “primo figlio” che il Redentore le affidava domandandole di lavarlo nel suo Sangue. Misteriosamente, dal profondo del suo cuore di madre ella aveva già capito l’esortazione di Maria, espressione della profondità di un cuore materno: “Abbiate fiducia nella Misericordia Infinita del Buon Dio”. Aveva condiviso tutta la forza della speranza materna di Maria: “tanto avevo fiducia nella Misericordia Infinita di Gesù”. Dal punto di vista teologico, questi due testi ci danno un luce molto viva sul mistero della co-redenzione. La salvezza dell’uomo peccatore, che deriva unicamente dalla Misericordia Infinita data dal Sangue del Redentore, richiede questa sconvolgente cooperazione materna e sponsale.

3. La comunione all’Agonia di Gesù

L’espressione più incarnata di questa cooperazione di Teresa al Mistero della Redenzione come Sposa di Gesù e Madre dei peccatori si trova nella sua grande poesia cristologica: Gesù mio Amato ricordati (P 24), nelle due strofe che riguardano l’Agonia del Getsèmani. Le strofe precedenti mettono l’accento sull’amore sponsale: “Gesù, mio tenero Sposo” (str. 19). Come S. Giovanni nell’ultima Cena, Teresa può riposare sul Cuore di Gesù:

“Del tuo amato discepolo non sono per nulla gelosa,

Io conosco i tuoi segreti, perché son tua sposa,

O mio divino Salvatore,

Mi addormento sul tuo Cuore,

Esso è mio!” (str. 20).

Lungi dall’essere un qualsiasi intimismo egoista, quest’intimità della sposa con il suo Sposo è la sorgente della sua fecondità materna e verginale. Teresa lo dice subito sollevandosi dal Cuore verso il Volto di Gesù quale si rivela al Getsèmani. Bisogna citare per intero queste due stupende strofe:

“Ricordati che la sera dell’agonia

Al tuo sangue si mescolarono le tue lacrime.

Rugiada d’Amore, il suo valore infinito

Ha fatto germogliare fiori verginali.

Un angelo, mostrandoti quest’eletta messe

Fece rinascere la gioia sul tuo Volto benedetto.

Gesù, ricordati che tu mi vedesti

In mezzo a questi gigli.

Ricordati che la tua Rugiada feconda,

Verginizzando le corolle dei fiori,

Li ha resi capaci fin da quaggiù

Di partorirti un gran numero di cuori.

Sono vergine, o Gesù! Tuttavia, che mistero:

Unendomi a te, di anime son madre.

Ricordati dei fiori verginali

Che salvano i peccatori” (str. 21-22).

Teresa fa allusione al sudore di sangue (cf. Lc. 22, 44) e alle lacrime (cf. Eb. 5, 7) di Gesù in Agonia. Il Sangue e l’Acqua che sgorgheranno in abbondanza dal suo Costato trafitto dopo la sua morte, scorrono già sul suo Volto nel primo istante della sua Passione. In rapporto con il Volto di Gesù, questo simbolo della rugiada ha innanzitutto un carattere sponsale, in relazione a un versetto del Cantico dei Cantici particolarmente caro a Teresa. È la Parola dello Sposo: “Aprimi Sorella mia Sposa, perché il mio Volto è coperto di rugiada e i miei riccioli di gocce della notte” . Gesù nella sua Passione è lo Sposo che dona la sua “rugiada” alla sua Sposa, questa “rugiada d’amore” che sgorga dal suo Corpo sofferente, “la rugiada feconda” del suo Sangue Redentore mescolato con l’Acqua Viva dello Spirito Santo. “La rugiada d’amore” che ha fatto germogliare sulla terra “questi fiori verginali” è anche “la rugiada feconda” che li rende madri verginizzandoli . Nel cuore di queste strofe scaturisce la splendida affermazione: “Sono vergine, o Gesù, tuttavia che mistero/ unendomi a Te, di anime son madre”. Infine, è significativo che Teresa contempli inseparabilmente il Corpo e il Cuore di Gesù: nella sua Agonia, Gesù “vedeva” Teresa, così come nella sua infanzia “pensava” a lei .

In questa vita, l’Amore verginale di Gesù trova quindi il suo pieno sviluppo in questa così intima comunione alla sua Passione redentrice. È qui che la Vergine è pienamente Sposa e Madre. La testimonianza di Teresa su questo punto si congiunge a quella di altre sante e beate: Chiara d’Assisi, Caterina da Siena, Gemma Galgani, Dina Bélanger, Faustina Kowalska, ecc…

In una delle sue ultime Lettere a sua sorella Celina, Teresa esprime simbolicamente questa pienezza dell’Amore Sponsale verso il Crocifisso: “Spesso, come la Sposa, noi possiamo dire che “il nostro Amato è un mazzetto di mirra”, che è per noi uno Sposo di sangue” (LT 165). Queste due espressioni sono tratte dalla Scrittura. “Sposo di Sangue” viene da Es. 4, 25. L’altra espressione, “il mazzetto di mirra” viene dal Cantico dei Cantici , secondo la traduzione della Volgata, quando la Sposa dice: “Il mio Amato è per me un mazzetto di mirra, dimora tra i miei seni” (Ct. 1, 13). Teresa ama particolarmente questo versetto, appreso dai tempi del suo noviziato . Esprime in modo privilegiato la relazione sponsale con Gesù nella sua Passione, e soprattutto con il Volto Santo. La carmelitana concretizza tutto ciò in un’azione simbolica, portando continuamente su di sé una piccolissima immagine del Volto Santo incorniciata dalle parole: “fa’ che io ti rassomigli, Gesù” (Pr 11). Il “Mazzetto di Mirra” è Gesù come Fiore doloroso che riposa dolcemente sul seno e sul cuore della sua Sposa

Nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, Giovanni Paolo II osserva precisamente come Teresa “vive la sua agonia in comunione con quella di Gesù” (n° 27). A questo proposito cita una delle parole della Carmelitana negli Ultimi Colloqui: “Nostro Signore nell’orto degli Ulivi godeva di tutte le gioie della Trinità, eppure la sua agonia non era meno crudele. È un mistero, ma le assicuro che, da ciò che provo io stessa, ne capisco qualcosa” . Come tutti i santi, Teresa è salda sulla dottrina della visione beatifica dell’anima di Gesù in tutta la sua vita terrena, privilegio unico del Redentore. Tuttavia, per Teresa come per Maria, la vita terrena è “il pellegrinaggio della fede”. Così, ella dice a Maria: “Madre, il tuo dolce Figlio vuole che tu sia l’esempio/ Dell’anima che Lo cerca nella notte della fede” (P 54/15). Questa notte raggiunge il suo massimo d’oscurità nella Passione di Gesù, quando giunge l’ora delle tenebre. Allora, la “notte della fede” diventa veramente la “kenosi della fede”. Quest’espressione così forte, usata da Giovanni Paolo II a proposito di Maria presso la Croce, è senza dubbio la più illuminante per capire la profondità mariana della Passione di Teresa . Non si tratta evidentemente del crollo o della perdita della fede, ma al contrario della fede più provata e più eroica. La carmelitana ci ha lasciato il racconto sconvolgente di questa prova nelle prime pagine del Manoscritto C (5r-7v), definendola molto precisamente come “prova contro la fede” (ibid., 31r). Teresa, in questa situazione, comunica intimamente al Mistero di Colui che essendo senza peccato si è fatto per noi peccato perché noi divenissimo in lui Giustizia di Dio (cf. II Cor. 5, 21). Senza mai acconsentire ad un solo errore contro la fede, porta dolorosamente il peso del peccato contro la fede, essendo lei stessa immersa nelle tenebre dell’ateismo moderno. Divenuta sorella degli atei, intercede per loro con il più grande amore ed anche la più grande fiducia riguardo alla loro salvezza.

Allora, per Teresa come per Maria, la “co-redenzione” significa la più profonda partecipazione alla sofferenza redentrice di Gesù, cioè bere al calice amarissimo della sua agonia, accettare di portare con Lui il peso così doloroso e così tenebroso del peccato del mondo, ed accettare di condividere la sofferenza della sua anima e del suo cuore trafitto.

Attraverso la sua “teologia vissuta”, quella di una donna del Vangelo che sta presso la Croce di Gesù con Maria la Vergine Immacolata, ed insieme con Maria Maddalena e le altre sante donne, Teresa ci aiuta a capire meglio ciò che afferma il capitolo VIII della Costituzione Lumen Gentium riguardo alla cooperazione di Maria all’opera dell’unico Salvatore:

“Predestinata fin dall’eternità quale Madre di Dio insieme all’incarnazione del Verbo, la beata Vergine è stata qui in terra, per disposizione della provvidenza divina, l’alma madre del Redentore divino, l’associata singolare e più di ogni altro generosa, e l’umile serva del Signore. Concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo al Padre nel tempio, soffrendo insieme col suo Figlio che moriva in croce, ella ha cooperato in modo unico all’opera del Salvatore, in obbedienza e fede, in speranza e carità ardente, per restaurare la vita soprannaturale degli uomini. Per questa ragione è stata per noi madre nell’ordine della grazia” (LG 61).


AUTOR: Fr. François-Marie Léthel OCD

 

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