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Il cristocentrismo dinamico di santa Teresa di Lisieux Amare Gesù e farlo amare

Nell'ultimo anno della sua vita, Teresa scriveva al suo primo fratello spirituale, il seminarista Bellière: "in cielo desidererò la stessa cosa che ho desiderato sulla terra: amare Gesù e farlo amare" (LT 220. 24/2/97). Con queste semplici parole Teresa ci rivela il senso profondo  di tutta la sua breve vita e della sua missione per l'eternità, il cuore di tutta la sua spiritualità: amare Gesù e farlo amare.

Questa espressione programmatica viene poi spiegata dalla santa  alla fine del suo ultimo Manoscritto autobiografico (Ms C), in un commento meraviglioso di un testo biblico: la preghiera della sposa allo sposo all'inizio del Cantico dei Cantici: "Attirami, noi correremo all'odore dei tuoi profumi" (Ct 1/3). Qui si capisce tutto il dinamismo dell'Amore di Gesù nella vita e nella dottrina spirituale di Teresa: amare Gesù e farlo amare, cioè chiedere di essere personalmente attirata da Lui per attirare a Lui tutti gli altri: attirami, noi correremo. Ecco dunque il cristocentrismo dinamico di Teresa: la semplice attrazione dell'Amore di Gesù, secondo la promessa dello stesso Signore: "quando sarò innalzato da terra, attirerò a me tutti gli uomini" (Gv 12/32).

Ascoltiamo il commento di Teresa: "Oh Gesù, dunque non è nemmeno necessario dire: 'attirando me, attira le anime che amo!'. Questa semplice parola 'attirami!' basta. Signore, lo capisco, quando un'anima si è lasciata captare dall'odore inebriante dei tuoi profumi, non saprebbe correre da sola, tutte le anime che ama sono trascinate a seguirla; cio avviene senza costrizione, senza sforzo, è una conseguenza naturale della sua attrazione verso te. A somiglianza di un torrente che si getta impetuoso nell'oceano e travolge dietro di sé tutto ciò che ha trovato sul suo passaggio, così, Gesù mio, l'anima che si sprofonda nell'oceano del tuo amore, attira con sé tutti i tesori che possiede"[1]. Con questo simbolo del torrente che si getta impetuoso nell'oceano, Teresa esprime perfettamente il dinamismo dell'acqua viva dello Spirito Santo nella sua vita. I fiumi d'acqua viva che vengono dal Cuore di Gesù ritornano a Lui con la stessa potenza travolgente. Così Teresa si sprofonda nell'oceano dell'Amore di Gesù, non sola, ma con una moltitudine immensa di fratelli, e possiamo dire tutti gli uomini, poiché pregava con fiducia per tutti, sperando la salvezza di tutti[2]. Attraverso Teresa, era sempre Gesù che attirava a sé tutti gli uomini.

Teresa continua il commento delle parole "attirami, noi correremo", spiegando la stessa attrazione con l'altro simbolo dello Spirito Santo, il simbolo del fuoco: "Che cosa è dunque chiedere di essere attirati se non di unirsi in modo intimo a ciò che capta il cuore? Se il fuoco e il ferro avessero intelligenza, e quest'ultimo dicesse all'altro: attirami, non proverebbe che desidera identificarsi col fuoco, in modo ch'esso lo penetri e lo intrida con la sua bruciante sostanza, e sembri diventare tutt'uno con lui? ... Ecco la mia preghiera: chiedo a Gesù di attirarmi nelle fiamme del suo amore, di unirmi a lui così strettamente che in me viva e agisca lui. Sento che, quanto più il fuoco dell'amore infiammerà il mio cuore, quanto più dirò: 'attirami', tanto più le anime che si avvicineranno a me (povero piccolo detrito di ferro inutile, se mi allontanassi dalla fornace divina), tanto più queste anime correranno anch'esse rapidamente all'effluvio dei profumi del loro Amato, poiché un'anima infiammata d'amore non sa rimanere inattiva" (Ms 35v-36r). Ecco il segreto di Teresa, totalmente infiammata dall'amore di Gesù, cioè divinizzata dallo Spirito Santo, incandescente del suo fuoco. Più ci avvicineremo a lei, e più ci sentiremo anche noi attirati dall'affascinante bellezza del Mistero di Gesù, dell'amore di Gesù. Teresa ci farà non solo camminare, ma correre verso la santità con tanti fratelli.

In questa conferenza, vorrei soprattutto considerare la realtà splendida dell'amore di Gesù che riempie il cuore di Teresa. Non avrò il tempo di descrivere qui la sua ricchissima cristologia evangelica, molto simile a quella di san Francesco d'Assisi, con lo stesso cristocentrismo trinitario, con la stessa insistenza sui misteri della vita terrestre di Gesù, dal presepio alla croce, come misteri della povertà e piccolezza dell'Altissimo[3]. Il Nome di Gesù è onnipresente negli scritti di Teresa (usato circa 1600 volte). E' come il Sole che illumina tutto.

All'inizio, bisogna ricordare come questo cristocentrismo dinamico di Teresa è semplicemente animato dall'atto d'Amore: "Gesù ti amo".  Questo atto d'amore fu la sua ultima parola, il suo ultimo soffio. Era come il suo respiro continuo, come il battito del suo cuore. E' anche il centro di tutto il suo insegnamento, il principale leitmotiv delle sue preghiere e poesie. Ne troviamo un'espressione splendida in tre versi della poesia Vivere d'Amore: "Ah tu lo sai, Divin Gesù ti amo/ Lo Spirito d'Amore m'incendia del suo fuoco/ Amandoti attiro il Padre" (PN 17/2). E' dunque chiarissimo che questo atto d'amore, questo "Gesù ti amo", non è sentimentalismo, ma è la carità teologale che ci immerge nella Trinità, nel fuoco dello Spirito Santo che è in noi e che viene sempre in aiuto alla nostra debolezza. Il suo fondamento è sempre il vangelo. Teresa cita le parole di Pietro: "tu sai che ti amo" (Gv 21/15).

Questo amore di Gesù, è inseparabilmente amore del prossimo. Non si può amare Gesù senza amare il prossimo; non si può amare Gesù senza farlo amare. L'amore di Gesù è missionario!

Vedremo adesso come questo Amore riempie, dilata e realizza tutto il cuore di Teresa, il suo cuore di donna nelle sue dimensioni più profonde. Infatti, Teresa è una donna pienamente realizzata nell'Amore, come sposa e madre, figlia e sorella.

 

Il cuore di Teresa come una "lira": le "quattro corde" dell'amore, sponsale e materno, filiale e fraterno

Il vangelo vissuto dai santi è vangelo cantato, con tutto lo splendore di un cuore che ama pienamente. Questo si vede specialmente in Francesco e in Teresa.  Da tutti e due, il Vangelo viene letto ed interpretato nell'Amore di Gesù, nella più profonda imitazione di Gesù, una imitazione che non è mai esteriore, superficiale, ma interiore, nello Spirito Santo[4]. Simbolicamente, Teresa portava sempre il Vangelo sul suo cuore, nella tasca del suo abito, e lo rileggeva instancabilmente.  La sua interpretazione del Vangelo, così luminosa e convincente, è una vera ermeneutica dell'Amore, della carità. Teresa legge sempre il vangelo con il respiro continuo dell'atto d'amore: "Gesù Ti amo", e così, il vangelo diventa nel suo cuore come un meraviglioso canto, "un canto d'amore",  una sinfonia. Mediante questo atto d'Amore che, ricordiamolo, non è sentimentalismo ma carità teologale, lo Spirito Santo la rende immediatamente e intimamente presente ai Misteri di Gesù rivelati nel Vangelo. E questo basta a Teresa che non cerca altro: i vangeli apocrifi dell'infanzia, pieni di cose straordinarie e meravigliose, non l'interessano per niente.

Abbiamo due bellissimi esempi di questa interpretazione del Vangelo in due lunghe poesie di Teresa: Gesù, mio Diletto, ricordati (PN 24) e Perché ti amo, o Maria (PN 54). Il grande ritornello è sempre questo "Ti amo" indirizzato a Gesù e anche a Maria. Mediante questo atto d'amore, Teresa è presente con Maria all'Annuciazione e alla nascita di Gesù, ai Misteri della sua vita. Così, la santa condivide veramente l'amore di quelli che hanno amato Gesù di più, più vicini al suo Cuore: Maria, Giuseppe, la Maddalena, l'Apostolo Giovanni, ecc...

Teresa ama Gesù nei Misteri della sua vita terrestre, con la fondamentale certezza che Gesù l'ha sempre personalmente amata in tutti i momenti della sua vita. Così, nella stessa Poesia 24, dice a Gesù bambino: "tu pensavi a me" (str 6), poi a Gesù nel Gethsemani: "tu mi vedesti" (str 21). La carmelitana esprime la certezza di tutti i santi, partendo da san Paolo: "Il Figlio di Dio ha amato me e ha dato se stesso per me" (Gal 2/20), una certezza che san Tommaso giustifica teologicamente affermando che Gesù durante tutta la sua vita terrestre aveva sempre nella profondità del suo Cuore umano la visione di Dio. Mediante questa visione, Gesù poteva sempre vedere il Padre e se stesso come Figlio, e anche ciascuno di noi, ogni uomo che egli veniva a salvare. Teresa può molto aiutarci a ritrovare questa verità cristologica essenziale per la nostra vita spirituale, indispensabile per affermare il carattere sempre personale della comunione tra Gesù e ciascuno di noi.

Uno degli aspetti più belli e più moderni della cristologia di Teresa si trova proprio qui: è una cristologia estremamente oggettiva ed estremamente soggettiva. La carmelitana ha sempre cercato la verità, che è questo rapporto tanto misterioso tra soggetto e oggetto. Essa legge sempre il Vangelo molto oggettivamente (avrebbe voluto leggerlo nel testo originale greco), ma lo legge allo stesso tempo molto soggettivamente, in questa permanente dimensione personalista del "per me", tanto forte in Paolo, e sempre inseparabile del "per tutti", per noi, per la Chiesa. Qui è tutto il realismo del personalismo cristiano specialmente approfondito nel Carmelo teresiano con l'Orazione che è la forma più personale della preghiera, amicizia intima con il Signore secondo Teresa d'Avila, vero "cuore a cuore con Gesù" secondo Teresa di Lisieux. Questo "cuore a cuore" non è mai intimismo, individualismo egoista; ma al contrario, come apertura del proprio cuore al Cuore di Gesù, è apertura al suo Amore infinito per tutti gli uomini. "Vedo con gioia che amando Gesù, il cuore si allarga" scriveva Teresa nel suo ultimo Manoscritto (Ms C 22r). Sicuramente, la carmelitana di Lisieux ha vissuto fino all'estremo questo personalismo cristiano, mostrando sempre come l'amore di Gesù per tutti gli uomini è realmente amore per ogni persona, in modo assolutament unico. Ogni uomo è  personalmente "un fratello per il quale Cristo è morto". L'espressione più forte di questo si trova nella stupenda poesia Al Sacro Cuore di Gesù (PN 23), dove Teresa afferma: é per me che Dio si è fatto uomo, è per me che è morto sulla croce, è per me che rimane presente nell'Eucaristia, "per il mio solo amore", "per rapire il mio cuore", per rispondere alla mia sete infinita di amore, cioè di amare e di essere amata.

Su questo punto, Teresa è ancora un testimone privilegiato della teologia femminile, più incarnata della teologia maschile, integrando di più la soggettività della persona. Mentre degli uomini come san Tommaso, san Giovanni della Croce e san Luigi Maria Grignion de Montfort scrivono dei trattati (evitando al massimo di parlare di sé), invece delle donne come santa Teresa d'Avila, santa Teresa di Lisieux e la beata Dina Bélanger[5] scrivono delle autobiografie dove parlano di sé stesse con grande semplicità, sincerità e trasparenza.

Così, Teresa di Lisieux ci mostra come tutta la storia della salvezza si concentra nella "Storia di un'anima", o come la "Storia di un'anima" si dilata alle dimensioni della Storia della Salvezza. In fondo, è la stessa storia d'Amore. Infatti, "amando Gesù il cuore si allarga". C'è dunque una corrispondenza meravigliosa tra l'oggettività della storia della salvezza e la soggettività della storia di un'anima, tra l'oggettività del Cuore di Gesù e la soggettività del cuore di Teresa. Vorrei sviluppare adesso questo aspetto più bello della cristologia di Teresa.

Il Gesù di Teresa è il "Gesù dell'Amore"[6], Gesù amante e Gesù amato, cioè che ama Teresa e che è amato da Teresa. Egli è pienamente Dio e pienamente uomo. E' Figlio di Dio suo Padre e di Maria sua Madre. E' Salvatore di tutti e Sposo della Chiesa. E' anche Fratello universale, fratello di tutti gli uomini.

In una comunione piena con Gesù Sposo, con Gesù Figlio, con Gesù Fratello, Teresa ama totalmente, con tutto il suo cuore di donna: Sposa e Madre, Figlia e Sorella. La Carmelitana paragona spesso il suo cuore ad uno strumento di musica a corde: una lira, della quale l'Amore di Gesù fa vibrare le corde. Come un violino, questa lira ha quattro corde, che sono precisamente quelle dell'Amore Sponsale e dell'Amore Materno, dell'Amore Filiale e dell'Amore Fraterno. Lì, si tratta di una profonda verità antropologica: ogni donna ha un cuore di sposa e di madre, di figlia e di sorella, come ogni uomo ha un cuore di sposo e di padre, di figlio e di fratello. Sono gli aspetti più essenziali dell'immagine e della somiglianza di Dio Amore nel cuore umano.

Nel cuore di Teresa, queste quattro corde suonano nel modo più meraviglioso. Bisogna dunque ascoltare Teresa come una grande solista, una violinista, nel concerto dei santi. Con questo simbolo musicale, si potrebbe benissimo paragonare il genio di Teresina a quello di Mozart.

Cerchiamo adesso di ascoltare successivamente queste quattro corde, che nella realtà vibrano insieme. Come nel violino, partendo dalla corda più alta, possiamo considerare successivamente nel cuore di Teresa: l'amore sponsale, l'amore materno, l'amore filiale e l'amore fraterno. E' importante notare questo ordine delle quattro corde nella teologia di Teresa, insistendo anche sul fatto che è pienemente una donna matura, adulta, cioè sposa e madre. Si è troppo parlato unilateralmente di Teresa come di una bambina, assolutizzando il tema dell'infanzia spirituale, mentre è solo una delle dimensioni della sua spiritualità.

 

Prima corda: l'Amore Sponsale

Questa corda dell'amore sponsale si trova infatti al primo posto nel cuore di Teresa. E' la più alta, la dominante che si fa sempre sentire, che vibra nel modo più forte, più bello. Il titolo cristologico che fa vibrare questa corda è chiaramente l'espressione biblica di Sposo. L'insegnamento di san Giovanni della Croce, ricevuto a partire dal noviziato, ha permesso a Teresa di educare e di liberare pienamente questa corda dell'amore sponsale, di amare Gesù con tutto il suo cuore di sposa. Come il Dottore Mistico, la carmelitana amava specialmente il Cantico dei Cantici. Infatti, mediante questo testo ispirato, lo Spirito Santo fa vibrare la corda sponsale del cuore, nel modo più forte, più puro e più bello. Infatti, lo Spirito Santo che procede eternamente come l'Amore reciproco di Gesù Figlio e del suo Padre nella Trinità, viene mandato come Amore reciproco di Gesù Sposo della Chiesa sua Sposa. Teresa cita spesso il Cantico dei Cantici, senza nessuna paura, senza nessun complesso, oggi diremmo, senza nessuna repressione, ma con una meravigliosa libertà. Il suo insegnamento su questo punto è estremamente importante oggi, specialmente per noi nella vita consacrata, per vivere bene il nostro voto di castità come integrazione di questa corda sponsale, e mai come repressione. Insisto su questo punto, perché il sospetto del 68 ha provocato un trauma profondo a questo proposito, in modo tale che questo argomento dell'amore sponsale di Cristo diventa spesso un argomento "tabu", di cui non si può più neanche parlare. Certo, questa corda sponsale è stata "disaccordata" dal peccato, come tutte le altre, ma senza mai essere distrutta; e la testimonianza dei santi mostra precisamente come lo Spirito Santo, Spirito d'Amore, purifica il cuore "riaccordando" perfettamente queste corde. E' il senso profondo della purificazione passiva del senso e dello spirito descritta da san Giovanni della Croce.

Nel cuore di Teresa, questa corda sponsale esprime l'amore più appassionato, più ardente verso la persona di Gesù. Come sposa, Teresa è pazzamente innamorata di Lui. E da questo punto di vista, è una testimone luminosa della verginità cristiana che è la più alta realizzazione della sponsalità umana nell'Amore di Gesù.

A questo punto, bisogna aprire una parentesi. In Teresina, infatti, come in tutti i mistici, questo amore verginale integra tutta la dimensione dell'eros, ma trasfigurato dall'agapè, cioè dalla carità. I padri greci (Origene, Gregorio di Nissa e soprattutto Dionigi Areopagita), poi i santi dottori del medioevo e i mistici erano riusciti a sintetizzare perfettamente l'agapè bibilica e l'eros platonico. Oggi al contrario, la frequente opposizione di queste parole viene da alcuni teologi protestanti, e anche di un terribile impoverimento del concetto di eros, ridotto al campo della sessualità. Per i Padri, c'è un eros divino, un eros angelico, e anche un eros umano e divino che è precisamente questo amore verginale, l'eros parthenikos che va ancora aldilà dell'eros platonikos. Questo eros è proprio l'amore più innamorato che si esprime con la simbolica sponsale, e che ha come oggetto principale la bellezza dell'essere amato. Nella bibbia, ne troviamo la definizione più chiara nel libro della Sapienza, quando l'autore scrive a proposito della Divina Sapienza: "Ho desiderato prenderla come Sposa, sono diventato innamorato (erastès) della sua Bellezza" (Sap 8/2). Così, l'autore ispirato opera la sintezi tra il simbolo biblico dell'Amore sponsale di Dio e il tema platonico dell'eros come amore della divina bellezza. Con questo breve testo, abbiamo già, prima di Cristo, una delle principali chiavi dell'inculturazione della rivelazione biblica nel mondo greco. E' uno dei rarissimi testi della Bibbia dove troviamo esplicitamente l'eros, mentre il Cantico dei Cantici, nella traduzione greca dei Settanta usa sempre la parola agapè e il verbo agapan. Ma proprio, non dobbiamo dimenticare che l'agapè biblica ha anche questo aspetto dell'amore appassionato dello Sposo e della Sposa. Così, nella piena luce di Cristo Sposo, i Padri greci rilegeranno il Cantico con questa chiave dell'eros. Infatti, colpisce il tema della bellezza nel Cantico, l'amore dello sposo per la bellezza della sposa, come l'amore della sposa per la bellezza dello sposo[7].

Tutto questo è molto forte in santa Teresina, come in tante altre sante: per esempio santa Chiara d'Assisi e santa Caterina da Siena. Così, Caterina parla di questo "Dio pazzo d'Amore per la bellezza della sua creatura fatta a sua immagine e somiglianza" (O 4). Si potrebbe anche citare la santa Teresina dell'America latina, santa Teresa de los Andes, che scriveva: "Gesù, questo pazzo d'Amore, mi ha fatto diventare pazza".

Teresa di Lisieux esprime spesso il suo amore di sposa per la "Bellezza Suprema" di Gesù, Verbo Incarnato, Dio Uomo, specialmente nelle lettere, nelle poesie e le operette teatrali. Senza nessuna visione, ma attraverso la fede più oscura, e anche nell'aridità, Teresa sperimenta nell'amore la meravigliosa bellezza dello Sposo, e diventa sempre più innamorata della sua Bellezza[8]. Come gli altri mistici Teresa usa anche il simbolo dell'ebrezza; è ubriacata dall'amore di Gesù sposo[9].

La santa interpreta questa sponsalità cristologica nella prospettiva del celibato consacrato. Infatti, per lei, la sposa di Gesù è la persona consacrata nel celibato, che sia donna o uomo. Il fondamentale "matrimonio spirituale" è dunque la consacrazione della corda sponsale all'unico amore di Gesù, con la rinuncia definitiva al matrimonio. Teresa parla così della sua propria professione religiosa, di quella delle consorelle. Ma nello stesso senso, secondo le sue parole, "l'anima" del suo fratello spirituale, il seminarista Bellière, è anche la "fidanzata" di Gesù, e diventerà "la sua sposa" con l'impegno definitivo nel celibato[10]. Così, per la nostra santa, questo linguaggio dell'Amore sponsale di Gesù non è riservato ai santi, ma appartiene a tutti i consacrati. Bisogna tuttavia notare che la stessa sponsalità cristologica era estesa da san Francesco d'Assisi a tutti i fedeli che vivono nella carità, uomini o donne, sposati o consacrati; infatti ogni persona che vive nella carità è realmente sposa, madre e sorella di Gesù (Lettera a tutti i fedeli). In Teresa d'Avila e Giovanni della Croce, questa simbolica del "matrimonio spirituale" era usata piuttosto per caratterizzare la piena realizzazione della Santità, nelle "Settime mansioni" del Castello Interiore, nelle ultime strofe del Cantico Spirituale. Tutti questi aspetti sono veri e complementari della stessa sponsalità della Chiesa.

Nei testi di Teresa di Lisieux, questo Amore sponsale di Gesù ha il carattere d'une amore appassionnato, geloso, esclusivo. Parlando di sé stessa scrive: "volevo amare, amare Gesù con passione" (Ms A 47v). Allo stesso modo scrive alla cugina Maria Guérin: "il tuo cuore è fatto per amare Gesù, per amarlo appassionatamente" (LT 92. 30/5/89). Sono proprio qui gli aspetti dell'eros contenuto nell'agapè, secondo la dottrina di Dionigi Areopagita ripresa da san Tommaso a proposito dell'amore come passione (I-II q. 26 sq). La carità appare allora come l'amore più appassionato. Teresa sottolinea specialmente il carattere geloso ed esclusivo di questo amore sponsale. Nei suoi scritti, l'espressione "Gesù Sposo" viene spesso spiegata con l'espressione "Gesù Solo", che significa il distacco totale dalle creature. Ma la nostra santa, col suo modo di insistere sempre sull'Amore come mezzo della perfezione, mette l'accento sull'attaccamento totale a Gesù come mezzo del distacco. Nella sua prospettiva, un cuore puro è un cuore talmente innamorato di Gesù, attaccato a Gesù, che non può più attaccarsi alle creature, non può più essere diviso tra Gesù e le creature. Così, l'amore sponsale di Gesù è la principale fonte di purezza, o piuttosto è l'essenza della purezza, della verginità del cuore; è ciò che unifica la persona nell'amore. Nella prospettiva di Teresa, la vera castità non è altro che l'Amore di Gesù sposo. Al contrario, l'attaccamento disordinato alle creature è sempre infedeltà allo sposo, mancanza di amore verso di lui, impedimento alla crescita spirituale, alla santità. In questo senso, per Teresa, la verginità cristiana è una realtà dinamica, espressa da lei con un neologismo, il verbo "verginizzare". Gesù sposo è la fonte della verginità, è lui che "verginizza" mediante il suo sangue redentore la persona consacrata a lui. Per la nostra santa, "l'ineffabile tesoro della verginità" è il dono di Gesù sposo; facendo riferimento alle prime parole del Cantico dei Cantici (Ct 1/2), non esita a scrivere nel suo Cantico di sant'Agnese (PN 26/6):"De la virginité, le baiser de sa bouche/ M'a donné le trésor" (cioè: Della verginità, il bacio della sua bocca/ M'ha dato il tesoro)[11].

Nell'insegnamento di Teresa, questa sponsalità verginale è il dinamismo del dono totale e reciproco tra lo Sposo e la Sposa. Poiché, secondo la sua definizione: "amare è dare tutto e dare se stesso" (PN 54/22), l'amore sponsale è un meraviglioso scambio tra lo sposo e la sposa. Secondo le sue parole, è "un vero scambio d'amore" (cf Ms A 46v).  Il dono totale di sé alla persona amata ha come conseguenza necessaria il possesso totale della persona amata: darsi totalmente all'altro è allo stesso tempo aprirsi al dono totale che l'altro fa di sé stesso e riceverlo totalmente. Così, paradossalmente, l'amore sponsale di Gesù è l'amore più oblativo e più possessivo. Dopo la sua professione, in una lettera a Celina, Teresa descrive questo amore sponsale come uno scambio del cuore tra Gesù e lei: "penso che il Cuore del mio Sposo sia solo mio, come il mio cuore sia solo suo, e gli parlo nella solitudine di questo delizioso cuore a cuore prima di contemplarlo un giorno faccia a faccia" (LT 122. 14/10/90)

L'espressione più radicale dell'amore oblativo è l'offerta all'Amore Misericordioso di Gesù "come vittima d'olocausto" (Pri 6, del 9/6/95 e Ms A 83v-84r). Ma questo dono totale di sé al fuoco dell'Amore che arde nel Cuore di Gesù ha come conseguenza immediata e necessaria il fatto di ricevere la pienezza del Dono di Dio, cioè dello stesso Spirito d'Amore che sgorga dal Cuore di Gesù come fiumi d'acqua viva. Così, Teresa sperimenta subito di rivevere nel suo proprio cuore i "flutti d'infinita tenerezza" contenuti nel Cuore di Gesù. Oppure, secondo le sue parole, la sua anima è inondata da "oceani di grazia".  Come Maria, nella sua estrema piccolezza, Teresa può anche lei "contenere Gesù l'oceano dell'amore", "possedendo in sé l'Onnipotente"(cf PN 54/3,5), diventando il "tabernacolo" vivente di Gesù (cf PN 54/8 e Pri 6).

Così, Teresa spiega il senso della sua offerta all'Amore misericordioso di Gesù con le semplici parole: "gettarsi nelle vostre braccia ed accettare il vostro Amore infinito" (Ms A 84r).  "Gettarsi nelle braccia di Gesù" è una espressione tipica di Teresa, che ritroviamo nelle ultime righe del Manoscritto C, con la sovrapposizione di due testi del Vangelo: la peccatrice (identificata con la Maddalena) che osa abbracciare i piedi di Gesù e il figlio prodigo abbracciato dal Padre. Così Teresa scrive: "imito la condotta della Maddalena, la sua stupefacente o piuttosto la sua amorosa audacia che incanta il Cuore di Gesù seduce il mio. Sì, lo sento, anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere, andrei, col cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi tra le braccia di Gesù, poiché so quanto egli ami il figliuol prodigo che ritorna a lui.  Non perché il Signore, nella sua misericordia preveniente, ha preservato la mia anima dal peccato mortale, io m'innalzo a lui con la fiducia e l'amore" (Ms C 36v-37r).

L'offerta all'Amore misericordioso di Gesù come olocausto è la chiave della dottrina spirituale della nostra santa, che chiama tutti, anche i più grandi peccatori, a fare questa offerta, cioè a "gettarsi nelle braccia di Gesù" per ricevere il perdono, la salvezza, e questa pienezza dell'Amore che è la santità[12]. E' molto significativo il fatto che nell'Atto d'Offerta, Teresa esprima i principali titoli di Gesù dicendo al Padre: "mi avete amata fino a darmi il vostro Figlio Unico per essere mio Salvatore e mio Sposo". Il titolo di Salvatore precede quello di Sposo: Teresa si identifica con la peccatrice perdonata che diventa sposa, essendo "verginizzata" dall'Amore misericordioso e dal Sangue di Gesù.

Nella sua poesia Gesù mio Diletto ricordati (PN 24), Teresa esprime con grande chiarezza il carattere oblativo e possessivo di questo amore sponsale, dicendo successivamente a Gesù: "il mio cuore è tuo... il tuo Cuore è mio". Con queste affermazioni, Teresa è perfettamente fedele al suo Padre Giovanni delle Croce che scriveva nella preghiera dell'anima innamorata: "Dio stesso è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me". Non c'è niente di esagerato in queste espressioni, né egoismo, né intimismo, né individualismo. E' solo il vero personalismo che caratterizza l'amore sponsale come comunione profonda delle persone.  Si tratta di una profonda verità teologica ed antropologica: l'amore sponsale, che è essenzialmente questo dono totale reciproco dello sposo e della sposa, è allo stesso tempo possesso reciproco. E' la "mutua inhaesio amantium" di cui parla san Tommaso (I-II q.28 art 2). La persona che dice a Gesù: totus tuus, sono tutto tuo, gli dice anche necessariamente: totus meus, sei tutto mio[13]. E' come un grande teorema della vita spirituale che permette di integrare al suo posto giusto, cioè nella comunione con Gesù sposo, una delle dimensioni essenziali dell'amore, che è l'aspetto possessivo dell'eros. L'amore di Teresa per Gesù Sposo è totalmente oblativo e possessivo, e solo così il suo amore verso gli altri può essere solo oblativo, e mai possessivo. Sappiamo tutti quanto è negativo l'amore possessivo verso gli altri!

Così, in Teresa di Lisieux come in Giovanni della Croce, questa "corda" dell'amore sponsale di Gesù è assolutamente fondamentale e occupa chiaramente il primo posto. Non è per niente un sentimentalimo pericoloso, ma la caratteristica più bella, più personale e anche più impegnativa della carità nei nostri cuori. E' assolutamente necessario dare tutto il nostro cuore a Gesù, senza riserve, per accogliere il suo Amore, per "comprendre tutta la tenerezza del suo Amore Infinito" (Ms B 1v).

 

Seconda corda: l'amore materno

Teresa è sposa e madre, sposa per essere madre. Nel suo cuore, l'amore sponsale di Gesù è fonte di maternità spirituale: è un amore fecondo.  Questa intimità personale ed esclusiva dell'amore sponsale è paradossalmente la più profonda apertura del cuore a tutti gli uomini nella dimensione dell'amore materno. Così la carmelitana definisce la sua vocazione: "essere tua sposa, o Gesù... essere per la mia unione con te la madre delle anime" (Ms B 2v). Nel suo cuore di donna, questa corda dell'amore materno è essenzialmente legata a quella dell'amore sponsale. Ed è la corda più specificamente femminile: solo la donna può essere madre, solo una donna poteva essere la Madre di Dio.

Nel cuore di Teresa, questa corda dell'amore materno ha vibrato molto presto, prima della sua entrata al Carmelo. La sua prima e fondamentale esperienza di maternità spirituale è raccontata al centro del Manoscritto A, subito dopo la grazia di Natale 1886 (Ms A 45-46).  Allora, Teresa era uscita dall'infanzia, diciamo da un certo infantilismo che la paralizzava.  All'età di 14 anni, Teresa diventava donna matura, cioè diventava madre. Lei stessa ci ha raccontato come il punto di partenza di questa maternità fu una semplice immagine di Gesù Crocifisso[14]. Come Maria Maddalena che era rappresentata su questa immagine abbracciando i piedi del Crocifisso, e più profondamente ancora come la Vergine Maria, Teresa si sentì chiamata a rimanere anche lei ai piedi della Croce per raccogliere il sangue di Gesù e spargerlo sui fratelli, specialmente sui più grandi peccatori, più bisognosi di questo sangue redentore, e più in pericolo di non riceverlo e di perdersi. E fu a quel momento che sentì parlare del criminale Pranzini, condannato a morte, che stava sul punto di essere ghigliottinato e di morire nell'impenitenza. "Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell'inferno", scrive Teresa. Teresa prega per lui con una stupenda speranza, sicurissima che sarà salvato, anche senza confessione, anche senza nessun segno di pentimento. Questa speranza sua è fondata unicamente sulla Misericordia Infinita di Gesù. Alla fine del suo bellissimo e commoventissimo racconto, Teresa chiama questo criminale "mio primo figlio". Per la prima volta, Teresa diventava spiritualmente Madre, nella comunione più profonda con Gesù Crocifisso, con il suo sangue redentore. Qui, Teresa è molto vicina a santa Caterina da Siena, che aveva vissuto meravigliosamente la stessa maternità, in continuo riferimento al Sangue di Gesù. Ricordiamo come tutti i discepoli di Caterina la chiamavano: "Mamma"!  Nei suoi scritti, Teresa esprime questa sua maternità con accenti molto belli e profondi. Per esempio, nella poesia Gesù mio diletto ricordati, la carmelitana ne parla mentre contempla Gesù nella sua agonia (PN 24/21-22). Il sangue di Gesù mescolato alle sue lacrime è la "rugiada d'amore" che ha fatto germogliare "i verginali fiori", cioè le vergini consacrate (il simbolo del fiore è più ricco in francese, perché è una parola femminile: la fleur). Secondo le parole di Teresa, è la stessa "rugiada feconda" che le "verginizza" e le rende capaci in questo mondo di "partorire" per Lui moltissime anime. Ed è lì che Teresa scrive questi versi molto belli: "Je suis vierge, ô Jésus! cependant quel Mystère/ En m'unissant à toi, des âmes je suis mère./ Des virginales fleurs/ Qui sauvent les pécheurs/ Rappelle-toi" ("sono Vergine, o Gesù; tuttavia che Mistero:/ Unendomi a te, delle anime sono Madre/ Dei verginali fiori/ Che salvano i peccatori/ Ricordati".             In questi versi risplende soprattutto l'affermazione di Teresa: "Sono vergine... sono madre". Evidentemente, Teresa vive questa maternità verginale in comunione profonda con Maria, la Vergine Madre. Lo vediamo nella sua ultima poesia "Perché ti amo o Maria", quando contemplando l'Annunciazione, Teresa si identifica con Maria, che nella sua estrema piccolezza "può contenere Gesù l'oceano dell'amore". Mediante l'Eucaristia, Teresa può portare corporalmente Gesù come Maria, condividendo tutto il suo amore di Madre. Qui Teresa è molto vicina a santa Chiara d'Assisi, che aveva mostrato nel modo più bello come la donna consacrata è non solo sposa di Gesù, ma anche madre dello stesso Gesù in unione profonda con Maria, portandolo nella sua anima e nel suo corpo (cf le sue Lettere ad Agnese di Praga, specialmente la Terza).

Tra gli scritti di Teresa che rivelano questa "corda" materna del suo cuore, uno dei più interessanti è l'operetta teatrale intitolata "La fuga in Egitto" (RP 6). E' un racconto tragicomico, nel quale la carmelitana immagina la sosta della santa famiglia in una caverna di briganti sulla strada dell'Egitto. Questi briganti sono i genitori del futuro buon ladrone, Dimas, che è allora un neonato, come il Bambino Gesù. Il dolore di Susanna, sua madre, è immenso, perché questo bambino è lebbroso. Tra questa povera donna e la Madonna, c'è una profonda comprensione, quasi una complicità, perché l'una come l'altra hanno "un cuore di madre". L'espressione "un cuore di madre" è la chiave di questa operetta, ed è evidentemente la manifestazione del proprio cuore materno di Teresa. Questa espressione significa tutto l'amore della madre per il figlio, un amore che diventa il più profondo dolore per la sofferenza e la morte del figlio: il dolore di Susanna per il figlio lebbroso, il dolore delle madri di Betlemme per i loro figli uccisi da Erode. Questo amore, che raggiunge la sua pienezza nel cuore di Maria, è ciò che tocca di più il Cuore di Dio. Un cuore di madre che mette tutta la sua fiducia nella misericordia infinita di Dio è veramente onnipotente sul Cuore di Dio per ottenere infallibilmente la salvezza dei più grandi peccatori, dei criminali. Così, Maria invita Susanna a pregare con piena fiducia per il figlio Dimas, ora guarito, sapendo che seguirà l'esempio di suo padre, capo dei briganti. Ma verrà l'ultimo giorno, quando il brigante crocifisso si rivolgerà a Gesù crocifisso ed entrerà subito nel suo regno. Con lo stesso "cuore di Madre", con la stessa speranza materna senza limiti, Maria prega per tutti i peccatori, Teresa aveva pregato per Pranzini, il suo primo figlio, così prega per una moltitudine immensa di figli. A partire dalla sua professione chiede ogni giorno a Gesù: "Fa che io salvi molte anime, che oggi nessuna sia dannata" (Pri 2). Teresa chiamava i peccatori non solo "i miei fratelli", ma anche "i miei figli", ed insegnava questo amore materno alle novizie: essere come una vera mamma che non risparmia mai se stessa, ma che ama, soffre, lavora, si dà totalmente e si sacrifica sempre per i figli.

Nelle lettere a Celina, ci sono dei passi molto belli su questa maternità, specialmente in relazione con i sacerdoti. La carmelitana è madre di tutte le anime affidate alla cura pastorale dei sacerdoti. La sua maternità spirituale ha dunque una dignità che non è inferiore al sacerdozio, ma che ne è come il complemento necessario. Teresa è sorella dei sacerdoti, ma una sorella profondamente materna. Come santa Caterina, è profondamente madre dei sacerdoti. Sa quanto questi poveri figli sono deboli e fragili, quanto hanno bisogno del sostegno della sua preghiera. Per questo, deve essere il loro "piccolo Mosè" che prega sempre sulla montagna, senza mai abbassare le braccia, mentre essi combattono nella pianura. Questa maternità riguardo ai sacerdoti, Teresa la fa capire a Celina, e la dimostra concretamente nelle sue lettere al seminarista Bellière, suo primo fratello spirituale, che diventa più figlio che fratello. Era un giovane fragile, ancora poco maturo, e la carmelitana lo aiuta a crescere con una tenerezza veramente materna.

Come vice maestra delle novizie, Teresa manifesta anche questo vero amore materno, estremamente puro. In lei come in santa Caterina questa vera maternità spirituale è un amore forte, tenero e molto esigente, poiché non desidera altro che la crescita spirituale dei figli, fino alla santità. E' un amore totalmente oblativo, in nessun modo possessivo, che desidera solo attirare le anime a Gesù, e mai a se stessa. E questo è importantissimo oggi, perché a partire dal 68, la cultura del sospetto ci presenta unilateralmente le deformazioni della maternità per rifiutarla: questa maternità possessiva che impedisce la crescita, che infantilizza. E' un aspetto drammatico della nostra cultura come cultura di morte: il rifiuto della maternità è il più profondo rifiuto della vita. Purtroppo, e la deformazione della maternità, e il rifiuto della maternità esistono, sia nelle famiglie, sia nelle comunità religiose. Dunque, bisogna superare la maternità deformata dal peccato, la maternità non purificata, e riscoprire con Maria Santissima, con Teresina e le altre sante, tutta la bellezza della vera maternità, del vero amore materno .

Questa maternità spirituale è radicalmente cristocentrica. E' uno degli aspetti principali del cristocentrismo dinamico di Teresa come mistero d'Amore. Il fondamento  dell'amore materno è l'amore sponsale di Gesù. Tuttavia, mentre l'amore sponsale è geloso ed esclusivo, oblativo e possessivo, tutto concentrato sulla sola persona di Gesù sposo, invece l'amore materno è solo oblativo, abbracciando inseparabilmente Gesù Figlio e gli altri figli che sono tutti i fratelli di Gesù, cioè tutti gli uomini. Nel cuore di Maria, e nel cuore della donna santa che vive con Maria, l'amore materno è la più profonda sintesi della carità come unico amore del Signore e del Prossimo.

 

Terza corda: l'Amore filiale e l'Infanzia spirituale

Come donna adulta, Teresa è anzitutto sposa e madre. Ma allo stesso tempo è sempre figlia, figlia piccola, bambina. Arriviamo qui alla dottrina dell'infanzia spirituale che è un aspetto essenziale della spiritualità di Teresa. Ma come l'ho già detto sopra, non si deve assolutizzare o isolare questo aspetto. L'insistenza unilaterale sull'infanzia spirituale ha deformato il messaggio di Teresa nel senso di un certo infantilismo spirituale, come se la carmelitana fosse stata solo una bambina, e mai una donna. Basta considerare l'insieme dei suoi scritti per vedere che questo è completamente falso: Teresa si presenta più spesso come sposa e madre che come figlia e bambina.

A questo proposito, bisogna notare che non si può trovare una parola italiana per tradurre la parola francese usata da Teresa: "enfant". Questa parola corrisponde esattamente a la parola greca del vangelo "teknon", con lo stesso riferimento alla maternità, al parto. Maria Theotokos è colei che ha partorito Dio; e allo stesso modo, in francese, partorire si dice "enfanter", il parto si chiama "enfantement". Così, Teresa chiama Pranzini: "mon premier enfant", perché come Madre, lo ha veramente "partorito". E come la parola greca "teknon" è neutrale, così la parola francese "enfant" si usa invariabilmente al maschile o al femminile: un enfant ou une enfant. Altra è la parola che significa figlio: "uios" in greco, "fils" in francese.  Così, secondo il contesto, la stessa parola "enfant" usata da Teresa, deve essere tradotta con la parola "bambina" o la parola "figlia". Ma in realtà questa parola è soprattutto uno dei simboli della piccolezza evangelica: "le petit enfant", il bambino piccolo. P. Conrad de Meester ha dimostrato come Teresa ha scoperto questo simbolo solo dopo l'entrata di Celina al Carmelo (settembre 1994). Il simbolo del piccolo fiore è molto più frequente negli scritti di Teresa, ed è molto più ricco dal punto di vista cristologico.

Nel cuore della carmelitana l'infanzia spirituale fa evidentemente vibrare la corda dell'amore filiale, ma anche quella dell'amore sponsale. Più Teresa diventa bambina piccola, e più diventa sposa nelle braccia di Gesù. Infatti, nel famoso testo del Manoscritto C sulla "piccola via", il bambino piccolo si abbandona nelle braccia di Gesù, che sono "l'ascensore divino". Allo stesso modo, nelle ultime righe del Manoscritto C (cf sopra), la parabola del figlio prodigo viene interpretata in senso cristologico: mentre il figlio è abbracciato dal Padre, Teresa si getta nelle braccia di Gesù. La realtà è la stessa, poiché, secondo la bella immagine di sant'Ireneo, Gesù e lo Spirito Santo sono le due Mani del Padre. Così, Gesù stesso, nel Vangelo ci dice che le sue pecore sono nella sua mano o nella mano del Padre: "nessuno le strapperà dalla mia mano... nessuno potrà strapparle dalla mano del Padre" (Gv 10/28-29). Ma Teresa si dice più spesso nelle braccia di Gesù che nelle braccia del Padre[15], sottolineando più l'aspetto sponsale dell'infanzia spirituale che l'aspetto filiale. Secondo il vangelo di Marco, Gesù abbraccia i bambini piccoli. Teresa nota evidentemente questo particolare e lo interpreta nel contesto sponsale della sua poesia cristologica "Gesù mio diletto, ricordati". La sposa bambina si abbandona nelle braccia dello sposo, fino ad addormentarsi sul suo Cuore, ma anche lei gli offre il proprio cuore come luogo di riposo. Questo ultimo aspetto, che si ritrova abbastanza spesso negli scritti di Teresa, è sviluppato nel modo più bello in una lettera a Celina (23 Luglio 93, LT 144). Teresa si riferisce al racconto evangelico della tempesta sedata, sottolineando un particolare del testo di Marco: il "guanciale" sul quale riposava la testa di Gesù mentre dormiva. Per Teresa, questo guanciale è il simbolo del cuore che Gesù desidera per addormentarsi: "c'est un coeur d'enfant, un coeur d'épouse" (è un cuore di bambina, un cuore di sposa). E qui, come lo fa spesso, Teresa passa dal Vangelo al Cantico dei Cantici, citandolo con grande delicatezza: "La sposa dei Cantici, sì, anche lei dice che 'il suo Diletto è un mazzetto di mirra e riposa sul suo seno'. La mirra è la sofferenza, ed è in questo modo che Gesù riposa sul cuore di Celina".  Teresa cita spesso questo versetto, con la stessa interpretazione.

Partendo da questa fondamentale corda sponsale, si può ascoltare meglio la corda filiale, tanto bella nel cuore della nostra santa. Sposa di Gesù, Figlio del Padre e di Maria, Teresa condivide profondamente il suo amore filiale verso il Padre, espresso dalla parola "Abba". Con questa parola, possiamo dire che nel cuore umano di Gesù, la corda filiale occupava il primo posto. Il suo fondamentale amore era l'amore per il Padre, fondamento del suo amore di salvatore e di sposo per la Chiesa, per tutta l'umanità rendenta da lui. Così, chiamando Dio: "Papà", Teresa ritrova esattamente il significato della parola aramaica "abba" usata di Gesù. Allo stesso modo, Teresa preferisce chiamare Maria "Mamma", perché questo nome le sembra "più tenero di quello di madre" (Ms A 56v). Questo amore filiale verso Maria troverà la sua ultima e più bella espressione nella poesia "Perché ti amo o Maria", con il continuo ritornello: "je t'aime/ je suis ton enfant" (ti amo, sono tua figlia).

Nel Cuore umano di Gesù, questo amore filiale si esprime essenzialmente come obbedienza, obbedienza al Padre fino alla morte della croce, ma anche come obbedienza, sottomissione, a Maria e Giuseppe. Con l'Incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto figlio della sua creatura, sottomettendosi a lei, facendosi dipendente da lei. Teresa vive profondamente questa obbedienza umile, fiduciosa e amorosa, mostrandoci come l'amore filiale è l'anima dell'obbedienza e anche della povertà evangelica, come l'amore sponsale è l'anima della castità. Anche qui, il suo insegnamento è importantissimo oggi, in una cultura "ugualitarista" che tende a rifiutare ogni forma di autorità e di obbedienza, rifiutanto fondamentalmente il Padre e la Madre. Anche nella Chiesa si vede questa tendenza a cancellare i titoli di Padre e di Madre, accettando solo quello di fratello e di sorella. Ma è chiaro che la fraternità non basta, anche sul piano naturale: si può essere fratello o sorella, solo essendo anche  figlio o figlia, sposo o sposa, padre o madre.

 

Quarta corda: l'Amore fraterno

La quarta corda, quella dell'amore fraterno, è anch'essa una corda essenziale del cuore umano. Metterla all'ultimo posto non significa che sia meno importante riguardo all'amore sponsale, materno e filiale. Ma è vero che nell'esperienza di Teresa, la piena scoperta della carità come amore fraterno è la sua ultima grande scoperta, alla fine della sua vita, come lo scrive nel Manoscritto C: "Quest'anno, il buon Dio mi ha concesso la grazia di capire che cosa è la carità; prima lo capivo, è vero, ma in un modo imperfetto, non avevo approfondito queste parole di Gesù: Il secondo comandamento è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso" (Ms C 11v). Seguono poi le pagine meravigliose che sono un vero trattato dell'Amore fraterno. Ma non voglio sviluppare questo, sapendo che è proprio l'oggetto della conferenza seguente, la conferenza di suor Françoise-Thérèse Lamoureux sull'Amore del Prossimo in santa Teresina.

Come punto finale, voglio semplicemente ricordare che secondo il Concilio Vaticano II, siamo tutti chimati alla santità (Lumen Gentium c. V). Siamo dunque tutti chiamati ad amare con tutto il nostro cuore, a realizzare pienamente la nostra umanità, come uomini e donne, nella Carità, nell'unico Amore di Gesù e del prossimo. Santa Teresa di Lisieux è per noi testimone e maestra di santità.



[1] Ms C 34 r. Tutti i testi di Teresa sono citati secondo la recente edizione critica del testo originale francese: THERESE DE LISIEUX: Oeuvres Complètes (Paris, 1992, ed. du Cerf). Queste Opere di Teresa sono I Manoscritti Autobiografici (Ms A, B e C), le Lettere (LT), le Poesie (PN), le Ricreazioni Pie (RP), le Preghiere (Pri). In traduzione Italiana, ci sono diverse edizioni dei Manoscritti (o Storia di un'anima). Le Lettere si trovano nell'edizione degli Scritti di Teresa, fatta dalla Postulazione Generale ocd. Purtroppo, la traduzione poetica del testo nuovo delle Poesie (Roma, 1986, ed. Città Nuova) si allontana troppo dall'originale. Le Pie Ricreazioni sono pubblicate in un'ottima traduzione sotto il titolo: "Sento una voce" (Roma, 1996, ed. ocd). Spesso, ho cambiato o rifatto la traduzione dei testi qui citati.

[2]Cf la mia conferenza: Sperare per tutti: Teresa di Lisieux e Charles Péguy (in Sperare, Roma, 1994, ed. Teresianum).

[3] Cf il mio articolo: "Gesù, mio unico Amore". L'esperienza di Dio in Santa Teresa di Lisieux (in Parola Spirito e Vita, 1994, n° 30). Questo articolo è come il riassunto dell'ultimo capitolo del mio libro: Connaître l'Amour du Christ qui surpasse toute connaissance. La Théologie des Saints (Venasque, 1989, ed. du Carmel). Cf anche il mio articolo: L'Amour de Jésus (in Thérèse de Lisieux, Docteur de l'Amour, Venasque, 1990, ed du Carmel).

[4] Ricordiamo a questo proposito che il libro dell'Imitazione di Cristo è una delle fonti essenziali di Teresa, dopo la Bibbia e insieme a san Giovanni della Croce.

[5]Mi sono specialmente interessato alla bellissima Autobiografia (tradotta in italiano sotto il titolo Grazie, Roma, ed Unitas et Pax) di questa recente beata canadese, nata a Québec nel 1897, quando Teresa moriva a Lisieux. Questa giovane religiosa di Gesù Maria, che era un'artista, una grande pianista, è morta a 32 anni nel 1929. E' stata beatificata nel 1993. Ho scritto la presentazione della nuova edizione della sua Autobiographie (Québec, 1995, ed. Soeurs de Jésus-Marie). La beata Dina è discepola di Teresa e di Luigi Maria di Montfort; la sua splendida esperienza mistica è una sintesi meravigliosa dei loro insegnamenti vissuti fino in fondo.

[6] Questa espressione "Gesù dell'Amore" è il titolo del capitolo VI del mio libro: Théologie de l'Amour de Jésus. Ecrits sur la Théologie des saints (Venasque, 1996, ed. du Carmel).

[7]Cf il mio libro: Théologie de l'Amour de Jésus, ch I: Denys l'Aréopagite et les saints du Carmel.

[8] Si possono citare come esempio gli ultimi versi di PN 25:

"Son la sposa tua carissima/ Mio Amato vieni a vivere in me/ Vieni, la tua Bellezza mi ha rapita,/ Degnati trasformami in te";  anche la seconda strofa di PN 28:"Mio Amato, Bellezza suprema,/ A me dai tutto te stesso/ Ma per ricambio/ Gesù ti amo/ E la mia vita è un solo atto d'amore".

[9] Cf per esempio: PN 24/20, 32/3, 33/4.

[10] Lettera del 24 febbraio 1897 (LT 220). Su questo punto importantissimo riguardo al celibato sacerdotale, cf la mia conferenza: L'Amore di Cristo centro della vita Sacerdotale. III Teresa di Lisieux. Spero di pubblicare questa conferenza con le due altre (I Francesco d'Assisi e III Caterina da Siena) in un unico libro.

[11] Lo stesso riferimento biblico si trova per esempio in PN 18/50: "Ho il tuo Cuore, il tuo Volto adorato/ Il tuo dolce sguardo che mi ha ferita/ Ho il bacio della tua bocca sacra/ Ti amo e non voglio niente di più/ Gesù".

[12] Così Teresa chiedeva di aggiungere alle ultime righe del Manoscritto C "la storia della peccatrice morta di amore". Come il buon ladrone del Vangelo, questa prostituta si era convertita così profondamente all'amore del Signore che era diventata subito una grande santa.

[13] L'espressione totus tuus è stata ripresa da Giovanni Paolo II a san Luigi Maria Grignion de Montfort. Queste due parole sono il riassunto di tutta la spiritualità della "scuola francese", eminentemente rappresentata da questo santo, "l'ultimo dei grandi berulliani" (Brémond). L'anima di questa spiritualità cristocentrica è l'amore come dono totale di sé a Gesù attraverso le mani di Maria. La stessa radicalità del dono, che Teresa esprimeva col simbolo dell'olocausto all'amore, viene qui espressa col simbolo della schiavitù d'amore, in una prospettiva profondamente biblica, poiché Gesù ha preso la condizione di schiavo (doulos) e Maria si è detta la schiava (doulè) del Signore. Si tratta di darsi a Gesù fino ad essere completamente posseduto da Lui, totalmente dipendente da Lui, legato a Lui dal vincolo dello Spirito santo, cioè dall'amore. Esiste un'armonia molto profonda tra la spiritualità di Teresa e quella di Luigi Maria. Anche Teresa fa passare la sua offerta attraverso le mani di Maria. Come carmelitana francese, Teresa aveva ricevuto l'influsso berulliano. Il capolavoro di san Luigi Maria: il Trattato della vera devozione alla santa Vergine ha esercitato un influsso enorme sulla vita del Popolo di Dio, paragonabile alla Storia di un'anima. Questi due santi meritano senza dubbio di essere proclamati Dottori della Chiesa. Cf il mio articolo:  La Maternità di Maria nel Mistero dell'Incarnazione e della nostra divinizzazione, secondo s. Luigi Maria di Montfort e il card. de Bérulle (in Theotokos, III/ 1995/1).

[14] Questa immagine si può vedere nell'importantissimo libro di P. DESCOUVEMONT e H. N. LOOSE: Teresa e Lisieux (Libreria editrice vaticana, 1995).

[15] Nell'introduzione del Manoscritto B, Teresa parla "dell'abbandono del bambino piccolo che si addormenta senza timore nelle braccia di suo Padre", ma il contesto mostra che si tratta delle braccia di Gesù. Infatti, secondo l'uso della sua epoca, Teresa attribuisce ognitanto il titolo di Padre a Gesù, senza mai confonderlo con la Persona del Padre.


AUTOR: Fr. François-Marie Léthel OCD

 

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